Intervista su Luna Nuova

HOMO RADIX: FRATUS, L’UOMO CHE SUSSURRA AGLI ALBERI
di Paola Tesio – Luna Nuova, n°5 di martedì 25 gennaio 2011

TRANA – Homo Radix. Appunti per un cercatore di alberi è l’ultima creazione del poeta tranese Tiziano Fratus. Il già affermato autore compie un’intima ricerca stilistica, entrando in simbiosi con la natura che lo circonda. Aveva già stupito il pubblico con le liriche scritte sul territorio della Val Susa e della Val Sangone, riuscendo a porre in essere un’indagine sulle peculiarità montane e la sua gente. Adesso con Homo Radix sorprende nuovamente il lettore. Ed è una positiva suggestione che riesce a trasportarlo in un mondo vivo e bisognoso d’essere amato e compreso.

Come è nata l’idea di un libro dedicato agli alberi?

Non è soltanto un libro sugli alberi ma anche sull’identità, un desiderio di capire la vita. L’albero è un simbolo, una creatura che mi affascina. Ho iniziato a cercarne diversi in Italia e nei miei viaggi nel mondo. Racchiudono in sé una storia, che nel caso di quelli monumentali è molto lunga, se paragonata a quella degli uomini.

Questa volta si è rivolto ad un pubblico usando la tecnica del racconto, ma è difficile essere poeta oggi?

La poesia è divenuta una sorta di letteratura residuale che oramai ha a che fare più con la critica che con un pubblico, è a margine rispetto agli interessi comuni delle persone e si tratta di un linguaggio da cui il pubblico si distanzia; questo problema di comunicazione talvolta diviene insormontabile. È una disciplina per specialisti che trova difficile collocazione nel contesto editoriale. Nonostante queste difficoltà credo che i poeti debbano continuare a scrivere, intraprendendo comunque il loro percorso.

Il suo libro sugli alberi è suddiviso in appunti, una sorta di diario di viaggio?

È un lungo viaggio, una raccolta di appunti che trae spunto dai viaggi compiuti tra Italia, America, Europa e Singapore. Le storie degli alberi sono talvolta associate a quelle di personaggi storici, politici o culturali. I patriarchi che hanno migliaia di anni raccontano vicende lunghe e complesse.

Che sensazioni prova quando raggiunge ed incontra un albero? Come è nata l’idea di corredare il libro da immagini scattate personalmente?

Raggiungerli richiede amore e fatica, perché spesso sono situati in posti impervi. Li osservo e rimango lì, in presenza del loro mistero, lasciandomi affascinare dall’architettura delle forme e della loro storia. Queste sensazioni non si possono esprimere, si possono provare soltanto andando a trovare questi “giganti”. Ho iniziato a scattare le foto per mantenere viva questa compresenza.

So che ha iniziato a organizzare camminate per accompagnare le persone al cospetto di questi alberi e mostre fotografiche per farli conoscere

Sì, sto cercando di promuovere il concetto di turismo ecologico: nei paesi anglosassoni ha preso piede già negli anni Novanta. La Regione Piemonte, ricca di parchi e riserve naturali, ha numerose specie di notevole interesse e sono stati recensiti una quarantina di alberi monumentali. Accompagnare le persone a passeggiare in questi luoghi, illustrare loro le caratteristiche botaniche delle diverse specie arboree, è un modo per avvicinarle a conoscere e capire che ogni albero deve essere chiamato col proprio nome.

Sul nostro territorio ci sono alberi particolari?

Sì, ci sono alberi monumentali. Nel parco del comune di Giaveno c’è uno splendido Fagus Sylvatica Pendola, molto diffuso in Germania e nel nord Europa, ma non è una specie consueta dalle nostri parti. I suoi rami piangenti sono particolarmente affascinati nel periodo invernale.

Nell’introduzione di Homo Radix l’autore afferma: «Sono un uomo radice. Sono un uomo che si è mosso per crescere e dimenticare le prime radici. Sono un uomo che si è sradicato e che ha vagato fino al punto di trovare nuove». Poeta errante, scrittore intenso, attraverso quest’opera ha saputo creare un connubio immagine-letteratura, grazie alle fotografie dei numerosi alberi che corredano il testo. Inaugurata domenica 23 gennaio presso Villa Prever a Pinerolo, una mostra fotografica che resterà aperta fino al 20 febbraio. «Seguire, in un pomeriggio d’estate, una catena di monti all’orizzonte oppure un ramo che getta la sua ombra sopra colui che si riposa – ciò significa respirare l’aura di quelle montagne, di quel ramo», scriveva il filosofo Walter Benjamin, e sembra proprio che Tiziano Fratus sia riuscito a cogliere quest’aura, nelle forme, nel respiro e nella vita dei suoi nodosi “giganti”.

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