Commento alla poesia di Fratus di Beppe Mariano su «In Limine»

 

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FRA LE SETTE VOCI PROPOSTE DAL POETA CUNEESE

Beppe Mariano, poeta cuneese autore di diversi libri la cui poesia è stata raccolta in antologia dall’editore novarese Interlinea, Il passo della salita (2007, con note di Giovanni Tesio e Sebastiano Vassalli), ha curato uno speciale per il numero 10 della rivista romana «In Limine», edita dalle Edizioni Nuova Cultura, dedicato alla poesia contemporanea, proponendo sette nuove voci all’attenzione della critica e dei lettori: fra i sette figura Tiziano Fratus, che descrive come segue. Il saggio è scaricabile dal sito della rivista e offre al lettore anche alcune poesie inedite dei sette poeti e quindi dello stesso Fratus. Buona lettura!

Beppe Mariano a proposito della poesia di Tiziano Fratus
«Sostiene che ha smesso di credere nella sua poesia, ma poi si accorge di scrivere meglio in poesia adesso che scrive per professione in prosa. Tiziano qualche volta, come può accadere ai poeti che commerciano con le antinomie, ama contraddirsi. La verità è che non può rinunciare a scrivere poesia, tanto più in questi anni che fa il “cercatore d’alberi”, bellissima professione, per di più retribuita. Ed è proprio in sintonia con essa che presenta alcune sue poesie creaturali, come lui stesso le ha definite. Hanno il sapore di un certo qual francescano aggiornato e inventivo, che vuol dire essere in prima persona un pellicano che parla di sé, un «elefantista» che lancia, per empatia, «un barrito selvatico», ritenendolo «il miglior modo per iniziare la giornata»; oppure un «libro-giardino » in cui il lettore per osmosi lascia di sé «qualche ciglia/ un pezzetto di naso e striscia di lingua». Tiziano è in definitiva un Homo Radix, secondo la sua stessa definizione. Vive immerso nella natura, come qualche anno fa viveva tra i libri (è stato, in larga parte del mondo, un divulgatore di poesia propria e altrui). C’è da notare nelle sue poesie la ripresa della “terzina” che compuntamente stende sulla pagina, benché i suoi versi, pur creaturali, non sono aulici… anzi. Tiziano ama il discorso diretto, prosastico di chi «ha scelto la zappa e l’aratro alle biblioteche». Naturalmente ama celiare, ossia fingersi, come il suo conterraneo Guido Gozzano, quello che vorrebbe essere e non è.»

>>> scarica il saggio di Beppe Mariano sulla poesia contemporanea italiana

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