Altri paradisi

Non ho parole per descrivere la bellezza del mondo

Non ho parole per descrivere la bellezza del mondo. Il mio respiro si confonde con quello delle piante. Il mio ascolto si mischia al canto degli uccelli. Il mio occhio vaga come un vascello nel mare delle nebbie, fra un braccio di montagna e la cima piramidale del Monviso. I colori del mio sangue sono gli stessi che ondeggiano dove non riesco a scorgere la vita che cammina e lotta per conquistarsi la pace della notte. Non esiste nulla di più naturale di un uomo che ammira il paesaggio, al tramonto. Il silenzio assoluto, la natura che cambia colore a seconda della distanza, lo strato di nebbia che dipinge la dissolvenza fra vallate e vallata. Quando mi immergo nel profondo del paesaggio e mi faccio io stesso paesaggio, percepisco la voce del mondo. Non è un romanzo di trama, con personaggi che il lettore (in)segue dall’inizio alla fine. E’ piuttosto un intreccio di voci da un pianeta che ha memoria di un tempo in cui l’uomo non esisteva. Laggiù ci sono volpi che saettano fra vecchi castagni forati. Laggiù ci sono resti di villaggi che il cinguettio dei passeri ha sfondato. Laggiù ci sono campi che hanno dismesso la funzione del pascolo, dopo secoli e secoli, tornando a celebrare l’attività frenetica orchestrata dal dio dei boschi.

© Tiziano Fratus
Estratto dal volume L’Italia è un  giardino. Passeggiate tra natura selvaggia e geometrie neoclassiche, Editori Laterza.
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