Il tempo del legno

.

Il tempo del legno

.

Ho

atteso

il tempo del legno,

per chiedere permesso a Dio

– colui o colei che non ha nome e non ha forma –

qui dove ha saputo tollerare le mani di un vecchio uomo

che hanno rimosso la storia delle stagioni. Sono

precipitato dentro la conta del bosco,

ho seduto e ho tastato, ho ammirato

il bambino che non sono stato.

Chi sei ? ho chiesto

Sono il sole che nessuno vede,

ha risposto. Ho socchiuso gli occhi,

pregato me stesso di non pensare più a

niente, di centrare il mare del vuoto.

Non ho vestito l’anima di pace

che non è spuntata.

Ho percepito il

terrore della materia

annidata, cerchio su cerchio,

un anno dopo l’altro. Quanto siamo deboli,

ha detto. Ed io che ti credevo pronto alla roccia

No, caro uomo, nemmeno la roccia sogna serena

.

© Tiziano Fratus
La poesia è stata pubblicata in una prima versione nel volume Il sole che nessuno vede (Ediciclo), nella raccolta Vergine dei nidi (Feltrinelli) e nel catalogo del festival Ritratti di Poesia (Roma, 2017). La presente versione è parte dell’opera Poesie creaturali.

.

Fornito da WordPress.com.
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: