La voce poderosa della poesia

LA PRIMA RADICE DELLA SCRITTURA DI TIZIANO FRATUS

Sebbene il percorso artistico di Tiziano Fratus abbia trovato diffusione nel mercato editoriale attraverso la prosa e le pubblicazioni inerenti alla sua ricerca naturalistica, oltre che alla collaborazione con quotidiani quali La Stampa e Il Manifesto, la prima radice della sua scrittura è e resta la poesia. Molte idee e diversi passi delle sue opere più note sono nati come componimenti poetici o come intuizioni poetiche, e si sono quindi adattati alle forme della narrativa e del racconto.

La poesia è un torrente carsico che continua a rifluire e che ogni tanto trova una forma compiuta, in italiano o nelle diverse traduzioni ricevute in altre lingue. Fra le sue pubblicazioni in versi si ricordano Lumina, Il Molosso, Il lupo di Trana e altre poesie naturali, Una stanza a Gerusalemme, Il vangelo della carne, Il respiro della terra, La staticità dei pesce martello, Poesie luterane, Gli scorpioni delle Langhe, Un quaderno di radici, Vergine dei nidi e Musica per le foreste. Nel 2019 la Libreria della Natura di Milano dedica una pubblicazione speciale alla produzione lirica di Tiziano Fratus, un volume che abbraccia circa vent’anni della sua poesia: Poesie creaturali. Un più recente nucleo intitolato I corpi cavi, fermentato nella pratica della meditazione e nello studio del buddismo zen, è in uscita nel volume Interrestràre (Lindau, dal 19 settembre).

Ad un misterioso lettore che ancora deve nascere – Da Poesie creaturali, 2019.

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VOCI E OPERE NEL CONTEMPORANEO

La poesia che Tiziano Fratus pratica ha radici in quei sentieri dell’oceano afforestato della carta scritta che ha tentato, anzitutto in lingua inglese, di aprire, di rinnovare, di squadernare il verso libero. Talvolta ampliandolo sulla riga, spingendolo a moltiplicarsi, nei termini, nell’articolazione, nel respiro, talvolta adottando architetture più ampie, cercando insomma di fare della poesia qualcosa di ultra-poetico. In molti hanno navigato le antiche forme del poema, altri hanno raggiunto il parente narrativo più stretto, il romanzo in versi. Un’operazione analoga è stata tentata nel teatro, estroflettendo il testo, il dramma, la pièce, in una scansione in versi, forma che ancora oggi ha epigoni ed esploratori.

Thomas McGrath (1916-1990)

Fra queste opere “nuove” si possono segnalare:

  • Letter to an Imaginary Friend di Thomas McGrath, una immensità;
  • Paterson di William Carlos Williams, vasto poema americano;
  • Freddy Neptune di Leslie Allan Murray, il Bardo del Bush, australiano;
  • Montains and Rivers without End di Gary Snyder, poeta laureato del silvatico;
  • Omeros di Derek Walcott, colui che ha incantato così tanti miei coetanei;
  • Howl e Kaddish di Allen Ginsberg, nell’alternanza dei linguaggi;
  • Una maschera di scimmia di Dorothy Porter, da cui fu tratto un bel film;
  • L’adozione della scozzese Jackie Kay, tre monologhi in versi intrecciati;
  • Canto general di Pablo Neruda, un “must” dei miei vent’anni;
  • La ragazza Carla di Elio Pagliarani, opera fra le più innovative del Gruppo 63;
  • Dove si ferma il mare di Yang Lian, splendida opera poematica cinese.

La passione per la poesia non si esaurisce ovviamente nella forma poematica. I nomi dunque di poeti e poetesse letti e ammirati sarebbero decine e decine. Ci si accontenta di ricordare figure quali John Berryman, W. S. Merwin, E. Bishop, Robert Lowell, Geoffrey Hill, T. S. Eliot, Ezra Pound, J. Kerouac, Wallace Stevens, Marianne Moore, W. H. Auden, Heiner Mueller, Nina Cassian, Alejandra Pizarnik, Arsenij Tarkowskij, Boris Pasternak, Jacques Prevert, Rolf Dieter Brinkmann, Paul Celan, Philip Larken, Ted Hughes, Adam Zagajewski, Wendell Berry. Il maestro della poesia agreste novecentesca americana, Robert Lee Frost, la poesia sapienziale di Rabindranath Tagore (anzitutto Gitanjali e Il paniere di frutta), le piccole epifanie dell’espatriato Emanuel Carnevali, le tante voci della poesia russa. Due anticipatori ottocenteschi: gli irriducibili Walt Whitman (Leaves of Grass) e Herman Melville, autore quest’ultimo, negli ultimi anni della sua vita, di un vasto viaggio spirituale in Terra Santa dal titolo Clarel, poema in diciottomila versi, pubblicato a proprie spese in 350 copie nel 1876, la maggior parte delle quali finite drammaticamente al macero.

Per quanto concerne il panorama italiano i rifermenti e gli esempi non mancano: Pier Paolo Pasolini, Guido Gozzano, Dino Campana, Mario Luzi, Giorgio Caproni, Elio Pagliarani, Antonio Porta, Amelia Rosselli, Andrea Zanzotto, Vittorio Sereni, Giovanni Raboni, Giovanni Testori, Alda Merina, i più attuali Giuseppe Conte, Fabio Pusterla, Antonella Anedda, Nevio Spadoni, nonchè alcune voci dell’attuale poesia piemontese (Beppe Mariano, Remigio Bertolino, Claudio Salvagno, Carlo Molinaro). Il lavoro poetico e drammaturgico di Mariangela Gualtieri (Fuoco centrale), i percorsi sottili di Ida Vallerugo (Stanza di confine), Valeria Rosselli (Il luminaio e La città di Kitez) e Paola Loreto che legano la poesia italiana degli ultimi anni ad altre voci femminili di respiro europeo, quali Agota Kristof (Chiodi), Nina Cassian (C’è modo e modo di sparire), Leta Semadeni (La mia vita da volpe), Ana Blandiana (Un tempo gli alberi avevano gli occhi) ed il Premio Nobel Wyslawa Szymborska.

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UN APPUNTO PERSONALE

TF – Una delle più grandi sorprese è stata la lirica di Thomas McGrath (1916-1990), figura in Italia non pervenuta ma per me pietra focaia di costante paragone e ispirazione. La sua poesia è pubblicata negli Stati Uniti dalla Copper Canyon Press, mecca per gli appassionati di poesia, co-fondata da quel Sam Hamill che ho avuto l’onore di considerare anche un lettore delle mie poesie tradotte in quella parte di mondo. A McGrath debbo una delle più commoventi definizioni di arte e poesia, che lui rilasciò quando fu chiamato, nel 1953, sulla scomodissima seggiola degli imputati di collaborazionismo col comunismo e l’Unione Sovietica, durante la caccia alle streghe voluta dal senatore McCarthy: «In qualità di poeta devo rifiutare di cooperare con la commissione su quelle che posso soltanto chiamare considerazioni estetiche. La visione della vita che riceviamo attraverso la grande opera dell’arte è un privilegio – è una visione della vita in accordo con probabilità e necessità, non soggetta alla scelta e al caso imposti dalle nostre esistenze reali, tuttavia in un senso più concreto rispetto a quel che riconosciamo intorno a noi.» Sui temi della poesia di questo poeta immigrato inizia ad essere stato scritto molto, ma valga quel che «The Washington Post» annunciò nel necrologio: «Marxist poet Thomas McGrath died on Sep 19, 1990 at the age of 73», ossia «poeta marxista.» Per altri critici ha incarnato la figura del poeta “radicale”. Cresciuto nella vasta provincia delle cooperative agricole che cercavano di contrastare banche e lobbies, fu poi saldatore ai cantieri navali e sindacalista a New York. Combattè nella seconda guerra mondiale e rientrato negli Stati Uniti iniziò a lavorare nel settore della sceneggiatura per documentari. Ne ho scritto in articolo uscito sulle pagine de «Il Manifesto» ed è un poeta a cui guardo con costanza. Ogni tanto ne traduco alcune poesie. Nella sua poesia c’è attenzione per la condizione degli uomini e delle creature, si avvicina a quella che in quanto figlio della terra, della grande pianura padana e dei territori prealpini, percepisco così intimamente e prossima.

Materiali utili

  • Thomas McGrath – I versi nel labirinto di un mondo disumano (leggi qui) (articolo apparso su Il Manifesto)
  • Sentiero Dogen – Altra sorgente fondamentale è il pensiero dei padri spirituali, del taoismo, del buddismo e del cristianesimo; particolare attenzione presto al messaggio e alla pratica coniati da Eihei Dogen Zenji, maestro giapponese del XIII secolo di cui ho tradotto alcune poesie (leggi qui)
Asciugare la casa – Componimento inedito.