Silvari [PS]

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SILVARI POETICI E SPIRITUALI

La poesia è la radice prima del percorso autoriale di Tiziano Fratus. La sua ventennale attività è stata accompagnata da una costante fiducia nella scrittura in versi che ha esplorato in molti modi, componendo raccolte di poesie, confrontandosi con i diversi aspetti dell’ars poetica, dalla traduzione all’organizzazioned i eventi e festival, dalla direzione di collane poetiche alla lettura in pubblico, dalla registrazione di audio e video-poemi alle installazioni artistiche di poesie in boschi, cappelle, spazi museali e così via. La sua poesia è stata dunque pubblicata in molte opere, antologizzata, tradotta in dieci lingue, critica e distrutta, scartata ed elogiata, insomma, ha subito tutti gli speciali trattamenti che il tempo e la pluralità di opinioni possono generare.

Al percorso poetico, nel corso degli anni, si è affiancata un’indagine spirituale che ha avvicinato Fratus dapprima alle forme di eremitaggio individuale, quale il caso di Adriana Zarri, quindi al buddismo zen che pratica quotidianamente. Fra le diverse pubblicazioni segnaliamo i silvari poetico-spirituali Sogni di un disegnatore di fiori di ciliegio (Aboca), Shinrin-noto – Appunti dalla foresta. Un percorso zen per spiriti selvatici (Edizioni dell’Eremo), Interrestrare. Quaderno di meditazioni (Lindau), Poesie creaturali. Un bosco in versi (Libreria della Natura), Il sole che nessuno vede. Meditare in natura e ricostruire il mondo (Ediciclo), la fiabelva gotica illustrata per ragazzi Waldo Basilius (Pelledoca) ed, in uscita, Lupevole. Quaderno agreste e buddista (Sossella).

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«Attraverso una grandiosa e solitaria Wanderung fisica, poetica e filosofica, Tiziano Fratus sta elaborando da molti anni uno straordinario lavoro interiore di riavvicinamento e riscoperta del regno naturale» Susanna Mati – Il Manifesto

«Tiziano Fratus, colui che ha coniato il concetto di Homo Radix, ha pubblicato per Ediciclo Il sole che nessuno vede. Meditare in natura e ricostruire il mondo […] Ascoltiamo la lunga storia di Tiziano Fratus, ormai da anni si dedica a reimpostare il rapporto fra esseri umani e alberi […] In questo libro si concentra sulla necessità di meditare in natura e ricostruire il mondo, è una chiave di solitudine, anche, o è una chiave, anche, di riconnessione di un tessuto sociale» Loredana Lipperini – Fahrenheit, Rai Radio 3

«Il diario intimo di Fratus: tra ricordi e meditazioni, un percorso per ritrovare se stessi in armonia con la natura – A pochi mesi dall’uscita delle Poesie creaturali, per i tipi della Libreria della Natura, Tiziano Fratus, «alberografo e poeta, homo radix, giramondo, viaggiatore nel tempo, ascoltatore e difensore di alberi» come suole definirsi, ci stupisce nuovamente. Per la ricchezza delle sollecitazioni narrative, liriche, bibliografiche,  speculative e dei suggerimenti rivolti a coloro che siano intenzionati a seguirne l’esempio e ad affidarsi e dedicarsi alla sua “pensosità poetante” […] L’autore è rigoroso nei procedimenti suggeriti, mai intimistico. Non persegue il vuoto ma si abbandona allo stupore» Duccio Demetrio – TTL TuttoLibri, La Stampa

«Gli alberi per Fratus divengono luogo e fonte di memoria, appartengono non solo al mondo in sé, che non esiste, ma di più a ciò che ci compete e forma, la Natura come mappa di sé, geografia di ciò che siamo, ogni bosco è memoria e vicinanza» Mauro Garofalo – La Stampa

«Tiziano Fratus, prolifico e apprezzato cantore degli alberi e della natura, presenta una raccolta di poesie in cui la bellezza del mondo vegetale diventa quasi una preghiera. Le chiama poesie creaturali perché selvatiche, animate, dove perfino i versi sono impaginati a sembrare foglie e gemme» Gardenia – Rubrica Da leggere

«Ho trovato molto familiari le poesie del nuovo libro di Tiziano Fratus, Sogni di un disegnatore di fiori di ciliegio. Sono impaginate in modo che i versi formino una figura organica, dal più piccolo, il seme che è “Dio che non sa restare immobile”, al più grande, l’albero […] Le forme delle poesie cercano un’armonia visiva in accordo, anche musicale, con l’armonia cui punta la raccolta, ambiziosa sotto l’aplomb zen. Quella tra noi e la natura, natura che può fare a meno di noi, noi che non possiamo fare a meno di lei, anche se spesso lo dimentichiamo» Luca Mastrantonio – Corriere della Sera