Premio Lorenzo Montano

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ANTEREM

RIVISTA DI RICERCA LETTERARIA

Premio di poesia e prosa

Lorenzo Montano

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Tiziano Fratus è stato finalista al Premio in due edizioni: nel 2013 grazie alla raccolta Gli scorpioni delle Langhe (La Vita Felice), nel 2025 con Una foresta ricamata (Mimesis).

«Da quali insondabili delicatezze derivano questi versi che Tiziano Fratus distilla! Venuti alla luce attraverso una decantazione favorita dalla capacità di essere in dialogo con la natura, di ascoltarne le voci e i modi, di imparare tramite la sua lezione una modalità di essere al mondo»

Rosa Pierno, Carte nel vento

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V E N T I S E T T E S I M A  E D I Z I O N E  ( 2 0 1 3 )

Sezione “Opera edita”

Poeti finalisti

Alessandro Assiri, In tempi ormai vicini, Edizioni Cfr 2013; Antonio Bux, Trilogia dello zero, Marco Saya Edizioni 2012; Peter Carravetta, L’infinito, Campanotto Editore 2012; Alessandro Ceni, Parlare chiuso (Tuttelepoesie), Puntoacapo 2012; Biancamaria Frabotta, Da mani mortali, Mondadori 2012; Tiziano Fratus, Gli scorpioni delle Langhe, La Vita Felice 2012; Patrizia Gioia, TITA, su una gamba sola, Mille Gru 2012; Alberto Mori, Esecuzioni, Fara 2013; Silvia Rosa, Solo Minuscola Scrittura, La Vita Felice 2012.

Dalla prefazione di Giovanni Tesio – «Qualcosa nel mondo poetico di Tiziano Fratus è cambiato […] A stupire nel “secondo” Fratus è – insieme con un rasoterra che va in cerca quasi di un’esibita atonalità, l’associata esigenza di un dire trasparente, che non cerca più gli incroci spericolati della congerie […] si è fatto domestico e ha fatto respirare anche le parole di quella che chiama “poesia ambientale”. […] Fratus imbarca orienti e occidenti in un atlante espanso di geografie emozionali o emotive. E va in cerca di sé dentro quel respiro planetario, cui si richiama la “terra madre”. […] Tutto questo si traduce in una sorta di apertura infinita, di fraternità o fratellanza dichiarata […] Poesia come “umanità in cerca di un abbraccio”. Nell’età delle passioni tristi, e dell’incapacità di amare (…), la voce della poesia continua – attraverso Fratus – a proporci le emozioni più robuste e vitali.
[…] il nuovo libro, che in parte attinge al passato e più robustamente coniuga il presente (denota) un tratto fortemente visivo e a volte visionario: come se tutto si traducesse in una vista talmente acuta da trasformarsi in visione. […] Un secondo tratto, più narrativo: ossia la buona disposizione a raccontare le storie (personaggi, incontri, situazioni che da quella visività affiorano). Un terzo tratto – stilistico – di forte vigilanza e di grande controllo espressivo. E ovunque una disposizione non già all’emozione dichiarata ma piuttosto all’immagine che la dice, all’incontro che la sviluppa, al dialogo che la suggerisce, al tu che l’accoglie.»

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T R E N T A N O V E S I M A  E D I Z I O N E  ( 2 0 2 5 )

Sezione “Opera edita”

Poeti finalisti

Biagio Accardo, Esercizi di riparazione, peQuod; Clarissa Arvizzigno, Rilegature veneziane, Arcipelago itaca; Carlo Gregorio Bellinvia, bacon, fast-food, ECS; Massimiliano Cappello, Parte lesa, Arcipelago itaca; Maria Paola Cecchini, Venticinque poesie per Bashō, peQuod; René Corona, Ma per fortuna che Offenbach c’è, Book; Suzanne Doppelt, Meta donna, P.O.L; Tiziano Fratus, Una foresta ricamata, Mimesis; Carlo Giacobbi, Erbe d’esilio, peQuod; Vincenzo Lauria, L’in/cubo di Rubik, La Vita Felice; Carmine Lubrano, Come Carmelo bene sono apparso alla Madonna, Terra del Fuoco; Cristina Micelli, Battiti sottotraccia, qudulibri; Roberto Minardi, Ordine del sud, Industria & Letteratura; Bernardo Pacini, Ipotesi sul mio disfacimento, Mar dei Sargassi; Daniela Pericone, Corpo contro, Passigli; Antonio Francesco Perozzi, on land, Prufrock; Antonio Pibiri, Il sorriso di John Cage, L’arcolaio; Ianus Pravo, Levkas, Il Convivio; Jonida Prifti, Sorelle di confine, Marco Saya; Pietro Russo, Tutte le ossa cantano la canzone d’amore, peQuod; Antonella Sica, Corpi estranei, Arcipelago itaca; Lucia Triolo, Dislocazione, Progetto Cultura; Cesare Vergati, Mètro, in scampolo di tempo, ExCogita; Alessandro Zattarin, Interposte persone, Molesini.

Dalla quarta di copertina – Una foresta ricamata è quasi un album di famiglia, si tratta di minimi atti di meditazione sottoforma di segni d’inchiostro. Tiziano Fratus, homo radix / dendrosofo / cercatore di alberi secolari / autore di boschi miniati nonché buddista silvestre, rilegge le sue poesie e le sue invenzioni più intimamente legate alla natura, e tiene un bilancio, a cinquant’anni, di quel che resta dopo la scomparsa del padre, la scorsa estate, e degli echi di una nonmadre oramai irraggiungibile. Selve reali e selve memoriali, selve scritte e selve silenziose. Una foresta ricamata abbraccia Teatro Bosco Fosco, canto d’amore e fantasticheria alla natura, opera da rivivere possibilmente in una selva; Poesie della nonmadre, preghiera alla e della solitudine di quella che è stata a suo modo la povera, fragile, madre naturale; Inventare un padre è un urlo, uno schianto, un dolore graffiato sulle pagine, sbocciato durante e dopo la scomparsa del padre; Confessione all’albero e Concerto al principio del mondo sono infine ipotesi, forse intuizioni, epifanie.

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