Eremo delle Radici

Ne-an, Eremo delle radici – Logo realizzato da Kanji Hanko (Hiroshima).

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La mente unica e le menti tutte sono legna e pietra – Bodhidharma

Con calma leggo la vera parola senza lettere – Zenkei Shibayama

Come può la dura roccia della montagna inseguire il vento? – Eihei Dogen

È facile tenere lontane le cose, è difficile essere se stessi tra di loro Shidō Munan

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UN MINUSCOLO EREMO AI PIEDI DEI MONTI

Tiziano Fratus ama sedersi e ascoltare la natura. Spesso il suo eremo tascabile è un bosco, è un fiume che scorre, è una cascata, ma talvolta è anche un luogo protetto, una stanza con vista sui boschi e sui prati, accanto ad un Budda legnoso, un tronco di sequoia che gli è stato donato dalle Giardinerie comunali di Merano, albero monumentale abbattuto nel 2013, dopo quasi un secolo e mezzo di vita (era stato messo a dimora, già alberello, nel 1890). In questo minuscolo eremo delle radici egli medita e studia la voce dei Patriarchi, coltivare pratiche di “dialogo” coi boschi e gli elementi naturali, cerca di “trovare mondo” fra le montagne e nelle campagne. In altre parti del mondo si parla di shugyō-an (shugyō, pratica e an, eremo, 庵), da cui deriva il nome di questo minuscolo spazio migrante, Ne-an (根, ne, radice, e 庵, an, eremo) in giapponese o (根, gen, radice, e 庵, yigè, eremo) in cinese.

Buddha e la sua pace.

 

La pratica è quotidiana, semplice ed essenziale. Le sorgenti copiose: vi sono molti maestri appartenenti alle tradizioni zen, ch’an e seon, monaci che ad un certo punto si sono “inforestati”, chi per qualche stagione, chi per lungo tempo. Muso Soseki, Yotaku Bankei, Kanzan Egen, Bassui Tokusho, Shido Munan, Tosui Unkei, Jakushitsu Genko, Tokusho Bassui, Sodo Yokoyama, Kodo Sawaki, Bopjong, Ysu Yun, Han Shan, Shihwu, Eihei Dogen, Daito Kokushi, Baisao, Soen Nakagawa, Nyogen Senzaki, Taisen Deshimaru, e anche pionieri dello zen italiano quali Massimo Daido Strumia, Giuseppe Jiso Forzani, Fausto Taiten Guareschi, Roberto Kengaku Pinciara e Luigi Mario Engaku Taino, il fondatore della Scuola ch’an/ rinzai di Scaramuccia.

La meditazione di per se non è zen.
Zen è meditare, ma anche pensare,
mangiare, bere, sedere, stare in piedi,
cagare, pisciare – tutto questo non è
altro che zen… zazen è zen da seduti.
Ma questo non è “lo” zen.

Soen Nakagawa (1907-1984)

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Nutrimenti: la rinascita dello zen in Occidente

Una delle esperienze umane che più nutre il percorso di Tiziano Fratus è quella del monaco rinzai Nyogen Senzaki (1876-1958), pioniere dello zen negli Stati Uniti, autore di uno dei testi più noti e diffusi in Occidente, Zen Flesh, Zen Bones (pubblicato nel 1957 ed in Italia edito in due distinti volumi da Adelphi, 101 storie zen e La porta senza porta).

Poesia su foglia di Nyogen Senzaki, collezione Ucla.

Senzaki nasce in Kamchatka e viene salvato appena neonato da un pescatore di passaggio, quindi viene portato in Giappone, educato dal nonno prima in un tempio del Buddismo della Terra Pura, quindi nel locale tempio di scuola soto zen. Nel 1896 lascia casa e va a Kamakura per entrare nel tempio rinzai di cui è diventato abate Soyen Shaku, il primo maestro zen ad aver messo piede su suolo americano nel 1893; nel 1905 accompagna Shaku in California, dove resta e su consiglio del maestro, attende diciassette anni prima di proferire la parola “buddismo”: soltanto dopo aver appreso lo stile di vita e la psicologia americana egli si sente pronto ad insegnare quel che ha appreso. Senzaki fa i più disparati e umili lavori e nel 1922 fonda a San Francisco la sua piccola sala di meditazione, che chiama floating zendo, lo zendo fluttuante; nel 1931 si sposta a Los Angeles. Insegna sia ai giapponesi sia agli americani, zazen e letture di testi, spingendo i partecipanti ad applicare quel che si vive meditando anche in ogni altra situazione della vita ordinaria. Non si rade i capelli ed evita gli abiti tradizionali che secondo lui fanno dello zen in Occidente un teatrino folcloristico; conduce un’esistenza semplice e modesta e, a parte amicizie con altri studiosi quali Daisetsu Teitaro Suzuki, col quale era stato fraterno compagno di meditazione a Kamakura, resta in disparte rispetto al clero zen del proprio paese. Di se stesso Senzaki ha detto: sono «un fungo, senza vere radici profonde, senza rami, senza fiori e probabilmente nemmeno semi»; sono «una nuvola solitaria che fluttua liberamente in un cielo blu.» Senzaki è stato anche un valido poeta:

Quando mi inchino all’altare,
offro un mazzo di narcisi a Budda
la fragranza dei fiori riempie
le maniche della mia veste.

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A contatto con la storia senza storia degli alberi.
Meditando accanto ad un Budda legnoso…
Meditazione acquatica: lasciare, lasciare, lasciare.
Ieri è passato, domani è mistero, oggi è un dono.
In ascolto di un mutamento minerale.
Lo zen è acqua fresca di sorgente.

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Composta di terra e alberi e acqua, la natura non sa mentire.
Ci dimostra la verità universale di mietere quel che si semina.

Bopjong (1932-2010)

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Un buddismo essenziale e agreste

Buddismo agreste o pastorale (s. m.) – Esperienze e pratiche appartenenti al buddismo che si sviluppano in ambienti agresti e montani, al chiuso in stanze, sale di meditazione, monasteri o templi, rifugi e altri luoghi adattati per l’occasione, oppure in spazi all’aperto quali boschi, foreste, campagne e riserve naturali.

Di tanto in tanto Fratus viene invitato da festival, enti, associazioni o istituzioni a tenere atti di dendrosofia e meditazioni in selva in riserve, spazi verdi urbani, boschi, incontri dedicati a natura e letteratura, nonché laboratori di scrittura che ama chiamare “seminari di boschese.” L’elenco degli apuntamenti previsti è consultabile alla pagina >>> Orchestra dei semi e delle radici

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Mettendo radici,
il seme del cuore
germoglia e fiorisce,
e maturano
i suoi frutti.

Saigyō (1118-1190)

Le acque nella gola precipitano nel mondo degli umani,
le nuvole lungo i pendii scoscesi saltano di montagna in montagna.
Ascolta per un attimo gli uccelli nascosti che cinguettano,
pensa che stanno celebrando l’indolenza di un monaco agreste.

Jakushitsu Genko (1290-1367)