I mille giorni dello Shobogenzo

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LETTURA E RIFLESSIONI DELLA GRANDE OPERA GIAPPONESE

Il maestro Eihei Dogen (1200-1253) ha composto un vasto testo fra il 1231 e gli ultimi giorni della propria esistenza, terminata il 28 agosto 1253. Era suo obiettivo raccogliere un centinaio di testi ma alla fine ne furono messi insieme novantasei. L’opera si intitola Shobogenzo, è considerata una delle più importanti opere filosofiche del Giappone medioevale quanto della tradizione buddista. In Italia è tradotto come L’occhio e il tesoro della vera legge, Tesoro dell’occhio del vero Dharma o Tesoro dell’Occhio della vera legge. Il reverendo Hubert Nearman, autore di una traduzione integrale in lingue inglese per le edizioni Shasta Abbey Press, l’ha reso come The Treasure House of the Eye of the True Teaching, ovvero La Dimora del Tesoro dell’Occhio del Vero Insegnamento. Ovviamente si tratta di titoli tutti egualmente validi, poichè si è cercato di rendere nelle nostre lingue i segni di un codice ideogrammatico.

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Il percorso

Tiziano Fratus riflette e medita sugli insegnamenti di Dogen da diverso tempo; nell’estate del 2019 ha deciso di impegnarsi in un percorso di esplorazione integrale del vasto testo, dedicandosi alla lettura e alla riflessione dello Shobogenzo. Lettura, meditazione, scrittura di appunti. O composizione di poesie, poichè, come sostiene Thick Nhat Hanh, “nel buddismo zen, poesia e pratica procedono sempre insieme” (da The long road turns to joy, 1996). Quindi un’immersione, o meglio un “corpo a corpo” con l’essenza del buddismo zen. Tale immersione, inizialmente prevista in trecento fitti giorni ed in seguito derubricata in/ad un simbolico mille giorni, porta costamente a occuparsi delle molteplici voci di altri maestri, altri autori, altri studiosi che hanno contribuito e contibuiscono a rendere il buddismo un corpo vivo, in costante movimento ed evoluzione. Al termine del percorso sarà cucita una raccolta di materiali dal titolo provvisorio Gli oggetti rossi.

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Certi incontri e certi esempi sono fondamentali, lungo il corso del sentiero. Ringrazio e sono grato dell’ospitalità, dell’umanità, della curiosità di due persone speciali, Annamaria Gyoetsu Epifanìa e Guglielmo Doryu Cappelli – Centro Zen Anshin, Roma