I mille giorni dello Shobogenzo

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LETTURA E RIFLESSIONI DELLA GRANDE OPERA GIAPPONESE

Studiare la via del Budda è studiare se stessi.
Studiare se stessi è dimenticare se stessi.
Dimenticare se stessi vuol dire diventare parte del mondo.
Diventare parte del mondo significa lasciar cadere
corpo e mente di se stessi e corpo e mente degli altri.

Il maestro Eihei Dogen (1200-1253) ha composto un vasto testo fra il 1231 e gli ultimi giorni della propria esistenza, terminata il 28 agosto 1253. Era suo obiettivo raccogliere un centinaio di testi ma alla fine ne furono messi insieme novantasei. L’opera si intitola Shobogenzo, è considerata una delle più importanti opere filosofiche del Giappone medioevale quanto della tradizione buddista. In Italia è tradotto come L’occhio e il tesoro della vera legge, Tesoro dell’occhio del vero Dharma o Tesoro dell’Occhio della vera legge. Il reverendo Hubert Nearman, autore di una traduzione integrale in lingue inglese per le edizioni Shasta Abbey Press, l’ha reso come The Treasure House of the Eye of the True Teaching, ovvero La Dimora del Tesoro dell’Occhio del Vero Insegnamento. Ovviamente si tratta di titoli tutti egualmente validi, poichè si è cercato di rendere nelle nostre lingue i segni di un codice ideogrammatico.

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Il percorso, lo studio

Tiziano Fratus riflette e medita sugli insegnamenti di Dogen da diverso tempo. Nell’arco di un decennio ha perfezionato una pratica di meditazione nei boschi che indica come eco o silvo buddismo. E’ attualmente impegnato in un percorso di esplorazione integrale dello Shobogenzo così come dei testi che lo precedono e accompagnano, quali Shobogenzo zuimonki (Shobogenzo semplificato) e Eihei Daishingi (Regole del monastero Eihei-ji): lettura, meditazione, scrittura di appunti, o composizione di poesie, poichè, come sostiene Thick Nhat Hanh, “nel buddismo zen, poesia e pratica procedono sempre insieme” (da The long road turns to joy, 1996).

Un’immersione, un “corpo a corpo”, con l’essenza del buddismo zen. E dunque anche confronto con i maestri che dal seme-pensiero di Dogen hanno germinato vie che sono diventate di esempio per altri praticanti (Kodo Sawaki, ad esempio, Taisen Deshimaru, ad esempio, Shohaku Okumura, ad esempio, Kosho Uchiyama, ad esempio, Shunryu Suzuki, ad esempio), nonché voci di studiosi (Francis Cook, Aldo Tollini, Gianpietro Sono Fazion) che hanno contribuito e contibuiscono a rendere il buddismo un corpo vivo, in costante movimento ed evoluzione, tanto nel passato quanto nel presente.

Pensiero e vita di Kodo Sawaki, maestro della scuola Soto Zen

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