DALLA SCOPERTA AL DIARIO DI VIAGGIO DI JAMES CHAPMAN
La prima segnalazione nella storia dell’esistenza dei baobab è firmata Alvise Cadamosto, venezianissimo viaggiatore e commerciante di schiavi al soldo del re del Portogallo, che a metà Quattrocento costeggia il centro-Africa e segue l’interno del fiume Senegal. Era l’anno del Signore 1455. Il suo dettagliato resonto viene pubblicato per la prima volta nel 1507, quindi raccolto, insieme ad altre decine di preziosissimi racconti, talvolta realistici, talvolta fantastici o quantomeno, fantasiosi, da Giovanni Battista Ramusio nel suo epocale Navigationi et Viaggi, uscito in tre volumi fra il 1550 ed il 1559.
La prima classificazione viene scritta da un botanico francese, Michel Adanson, che fa un lungo viaggio in Senegal fra il 1748 ed il 1754, pubblicando tre anni più tardi l’Histoire naturelle du Senegal. L’esistenza di Adanson non è stata affatto facile, non ha mai occupato una posizione di prestigio all’interno della comunità di scienziati del proprio paese ed è morto a Parigi, emarginato e poverissimo. Un omaggio tardivo gli viene attribuito dai botanici che classificano la specie del baobab come Adansonia digitata, nomenclatura tutt’ora in vigore.
Gli inglesi sono arrivati dopo, molto dopo. Se c’è però una componente di cui la storia dell’Impero Britannico non difetta è la presenza di esploratori e viaggiatori, in qualsiasi direzione e parte del pianeta si intenda guardare. Fra questi Thomas Baines e James Chapman, il primo è stato ritrattista e pittore che ha visitato l’Australia, quindi nel 1858 è fra i primi visitatori del corso del fiume Zambesi, con un altro esploratore, David Livinstone, lo scopritore europeo delle cascate Victoria. Tre anni più tardi, fra il 1861 ed il 1862, visita con Chapman l’Africa sud occidentale; ciascuno di loro scrive un distinto resoconto con fotografie e disegni. Il resoconto di Chapman, Travels in the Interior of South Africa, viene pubblicato a Londra nel 1868, dagli stampatori Bell & Daldy di Covent Garden, in due corposi volumi.
Ecco come Chapman descrive per la prima volta un enorme baobab che oggi, a distanza di un secolo e mezzo, viene universalmente indicato come Chapman’s Baobab, uno dei cinque alberi più maestosi del continente africano; si trova in Botswana: «A sud della nostra posizione c’era un gigantesco albero di baobab, una parte del quale è, per così dire, ritorta a terra, nonostante le lunghe radici. Il raggio della parte sfiancata del tronco misurava ventisette piedi, mentre la porzione 101 piedi di circonferenza!»
101 piedi equivalgono a circa 30 metri di circonferenza. Si trattava di una sovrastima, oggi l’albero misura 25 metri di circonferenza del tronco, a petto d’uomo.


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