UN PATRIMONIO INEGUAGLIABILE
Nel mio continuo viaggio in Italia alla scoperta degli esemplari secolari di sequoia sono approdato, finalmente, in quel di Merano. In terra di Alto Adige ho ricevuto l’ennesima lezione di cura e di eleganza, di armonia fra turismo, bellezza paesaggistica, rapporto e dialogo continuo fra sfera pubblica e privata. La cittadina è ricca di sentieri, gruppi di turisti, coppie di anziani tedeschi e austriaci, biciclette dal nord Europa, scolaresche, una quantità di specie diffusa dappertutto, ogni casa un giardino, e poi parchi, spazi verdi, una ricchezza di profumi, le passeggiate d’inverno e d’estate lungo il corso del fiume Passirio dove si possono addirittura vedere delle Davidia involucrata in fiore, con i celebri “fazzoletti bianchi” numerosi appesi e sventolanti sui ramoscelli, alberi che nel resto d’Italia si possono al massimo incontrare negli orti botanici. Ogni albero notevole o monumentale è affiancato da un piccolo pannello botanico dotato di un codice che permette al vostro cellulare di darvi informazioni precise e approfondite. La chicca: qui, da buona tradizione asburgica, esiste la “Giardineria comunale”, non l’ufficio tecnico giardini o l’assessorato al verde urbano…
Una quantità di sequoie di grande stazza abbelliscono Merano. Alcune a nord, nella zona più signorile, fra castelli, ville private che danno sull’itinerario della Sissi Weg, la strada che percorreva la celebre principessa Sissi, compresa la seconda sequoia più grande della regione, che ho potuto documentare poche settimane prima del suo già deciso abbattimento: si trova proprio sulla Sissi Weg ed è nel giardino della Villa Mathilda, ora in fase di restauro. La notizia di questo abbattimento ha scatenato una protesta numerosa e veemente ma i dati sulla salute dell’albero sono ahimè indiscutibili: l’unico modo per non abbatterlo sarebbe chiudere l’intera area. Ne ho misurato la circonferenza, 835 cm a petto d’uomo, che si avvicina al record della sequoia del Maso Laitachof a Salorno. La cima è però sfrondata, una profonda carie sta lavorando all’interno e ne ha oramai compromesso la stabilità. Due sequoie si trovano al Park Hotel dei Vigile del Fuoco, la maggiore è ora catturata dall’abbraccio in cemento di una terrazza costruita nel 1960. L’idea era quella di far transitare l’albero nella struttura esterna dell’edificio, ma questo mezzo secolo che ci separa ha ingrossato l’albero che adesso poggia contro il cemento e si rischia il danno reciproco. Bisognerà intervenire per liberarla, finché si è in tempo. Il suo tronco misura 750 cm a petto d’uomo.
Altre sequoie si trovano nei parchi del centro città: al Parco Schiller, otto metri di tronco a zampa di elefante, una chioma spelacchiata e capitozzata dopo che un fulmine l’aveva centrata, e al Parco Seisenegg, supera i trenta metri di altezza e svetta sulla passeggiata d’inverno, con un tronco che si avvicina ai sette metri; accanto si può ammirare un esemplare davvero notevole di cedro himalayano.






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