PICCOLA NOTAZIONE A MARGINE DELLA LETTURA DI TIZIANO FRATUS
Non sono un critico e non credo nella facile esaltazione che promette almeno un capolavoro al mese. Scrivendo libri ho il piacere di leggerne, più che posso sebbene la mia sia una “lettura-bradipo”, sconnessa, sconfusionata, improvvisa tanto nell’incendio quanto nell’abbandono. Eppure di questo ultimo libro di Guido Conti mi sono davvero innamorato, un libro “corposo”, “navigante” come è il soggetto stesso del libro, quel nostro Po che è sempre fisico e metafisico, reale e simbolico.
La scrittura di Conti è una delizia: è ricca di storie, storie maggiori e storie minori, ammesso che sia corretto suddividere in questo modo; la storia del Po è necessariamente storia naturale e storia sociale, cronistoria delle sciagure portate dalle piene e dalla siccità, dagli inverni polari alle stagioni di pesca, ma è anche storia degli uomini che il Po lo vivono e l’anno vissuto, ci sono nati, ci hanno lavorato e ci sono morti. E’ una scrittura popolata di bestie, di nature, di presenze boschive, è documentaristica ma al contempo immaginifica, quanto di più adatto per celebrare questa vene che parte da Pian del Re, sfocia nel mare e transita nei nostri cuori. Ed è un libro che si andrà a leggere più volte, nel corso della propria esistenza.
Erano anni che non inciampavo in un libro italiano così bello!


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