A CARMEL PER AMMIRARE IL PIU’ GRANDE BONSAI DEL PIANETA
Si respira aria di Giappone davanti alla rocca che ospita da oltre due secoli e mezzo quello che i californiani hanno ribattezzato The Lone Cypress Tree, il Cipresso Solitario. Sono a Carmel, la cittadina celebre per aver avuto come sindaco Clint Eastwood, mica Piero Fassino. La citta’ e’ deliziosa, la zona di costa e’ costellata di piccole abitazioni e grandi alberi nei giardini. Il re botanico qui e’ il Cupressus macrocarpa, noto altresi’ come cipresso di Monterey. Curiosa scelta perche’ stando all’origine della specie avrebbero fatto meglio a chiamarlo cipresso di Carmel. Nel nord della citta’ si entra a Pebble Beach, un’area che e’ l’emblema delle contraddizioni degli Stati Uniti. Enorme proprieta’ lotizzata dai privati dove spuntano campi da golf come funghi. Ma e’ al contempo una riserva naturale, la Del Monte Forest. Contiene ad esempio i 13 acri dove vivrebbero i piu’ antichi e grandi cipressi della specie. Questo e’ il loro punto zero, da qui l’albero ha iniziato a colonizzare la California. Splendidi gli scenari rocciosi sull’oceano dove avvistare cormorani di Brandt e gabbiani occidentali, leoni marini. Ma il punto piu’ celebre e’ la rocca su cui e’ cresciuto il cipresso solitario, il tronco che si divarica a V in due branche che producono tre sbuffi di fronda. Lo raggiungo a meta’ pomeriggio, come spesso capita la costa fermenta nebbia, una condizione non gradevole per il turista ma fondamentale per il benessere di queste conifere, e ancor piu’ per le sequoie di costa che ho visto ieri a Big Sur e rivedro’ in diversi parchi e groves nei prossimi giorni. Dalla strada scende una scalinata che conduce alla piattaforma dove mi trovo, seduto. E’ tutto legno. Avvolto in questa sottile matassa di foschia ascolto il silenzio che abbellisce il Solitario: la gradazione di comportamenti umani di coloro che arrivano, scattano e si scattano foto ricordo, e se ne vanno. Riesco addirittura a restare solo per qualche minuto. L’albero e’ un monumento, eppure la sua posizione, la sua architettura essenziale e lineare, come se ne vedono nei dipinti classici cinesi e giapponesi, e questo punto di osservazione figlio della carne della terra e dell’artigianato, mi proiettano in un’altra parte di mondo. Sembra davvero di assistere ad una pièce muta di teatro no.



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