UNA DESCRIZIONE DA L’ANGELO DI AVRIGUE
Francesco Biamonti è stato uno scrittore ligure, schivo coltivatore di mimose, che ci ha regalato alcune opere di luce, di respiro, “romanzi-paesaggio” come li ha definiti Italo Calvino. Nei miei libri l’ho citato tante volte, al pari di Jean Giono, Roger Deakin, Les Murray, Mario Rigoni Stern, H. D. Thoreau, fa parte di quel patrimonio condiviso di letture che qualsiasi cercatore d’alberi e/o uomo/donna radice alle nostre latitudini prima o poi impara ad amare e si porta appresso. L’angelo di Avrigue è del 1983, pubblicato dal suo editore unico, Einaudi.
Pesco a pagina 45 (la mia edizione è del ’95, ET Scrittori n° 306) una breve descrizione della roverella, limpida e delicata come spesso sapeva tratteggiare: «Il sole nel centro della valle, sopra la strettoia, illuminava uliveti e boschi di roveri. Anzi, di roverelle, che trattengono ai rami le foglie secche e da lontano sembrano grano maturato nel cielo.»


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