Finalista al Premio Montano

poesia

LA RACCOLTA DI POESIE GLI SCORPIONI DELLE LANGHE, CON CRITICA

Gli scorpioni delle Langhe, liriche di Tiziano Fratus, pubblicato da La Vita Felice a Milano, è stato finalista all’ultima edizione del Premio Montano, uno dei più rinomati premi italiani conferiti alla poesia contemporanea. La critica Rosa Pierno ne ha scritto nel numero 22 della rivista Carte nel vento (Anterem Edizioni), uscita nel gennaio 2014.

Da quali insondabili delicatezze derivano questi versi che Tiziano Fratus distilla! Venuti alla luce attraverso una decantazione favorita dalla capacità di essere in dialogo con la natura, di ascoltarne le voci e i modi, di imparare tramite la sua lezione una modalità di essere al mondo: “e infine inghiottiti in quello che i corpi / ci lasciano fare. Esiste un piano di Dio / nel volo di una falena che sbatte contro il vetro”. Il che, inoltre, non pone l’autore in posizione troppo distante dal considerare che esiste l’infinito e l’incompossibile. E la natura diviene pertanto il trampolino di lancio versi orizzonti che si collocano su piani ulteriori, non coincidenti con quello che ricade sotto il nostro sguardo. Sapere ascoltare in questo caso vuol dire donare parola. Gli alberi parlano al poeta perché il poeta riceve e trasforma e dal suo desiderio di essere un albero apprendiamo che si è effettivamente trasformato in un tronco con foglie  e radici, poiché l’arte consiste in questo anche se non vogliamo darle una definizione: ci consente di dare voce a quello che sappiamo guardare, sentire, pensare. E difatti dalla riflessione di Fratus non è mai assente un’attenzione alla metalinguistica: la consapevolezza della funzione del linguaggio è in realtà l’elemento fondante della sua poesia: “Un giorno smise di chiudere la bocca. / Ibernato nel bianco, da lontano / sembrava un haiku”. Fratus crea i propri mondi incantati, ove tutto è possibile, anche la compresenza di diversi tempi storici, dinosauri compresi, e ove cultura fa il paio con natura come splendidamente esemplificato da Lovejoy. Dalla trasformazione alla transunstazione, il passo è breve, ma intenso e ricchissimo è  il paesaggio che l’autore disegna incessantemente dinanzi ai nostri occhi, quasi volendo campire anche lo spazio vuoto fra natura e cultura.

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