DOPO ANNI DI SILENZIO RICOMINCIA IL PERCORSO DEI POETI CHE ANIMARONO IL FESTIVAL E LE EDIZIONI TORINO POESIA
«I Poeti dell’Orsa Bianca». Questo è il nome che ci siamo scelti per ricominciare a tracciare un percorso comune. I poeti che per anni hanno animato il Festival Torino Poesia e curato i quaranta titoli usciti con le edizioni ora si sono ritrovati, hanno deciso di ricominciare a vivere la poesia in comunità, pubblicando una nuova collana fuori commercio e organizzando reading, incontri, momenti di apertura, dialogo e condivisione.
Per definire cosa sia la poesia per noi prendiamo in prestito le parole della scrittrice Anna Maria Ortese (Il mare non bagna Napoli, L’iguana, Il porto di Toledo, Il cardillo addolorato, Mistero celeste, Corpo doloroso). Due suoi vecchi pezzi ci hanno prestato le parole opportune: un articolo uscito su «Epoca» nel 1953 dedicato al valore del Libro cuore di Edmondo De Amicis per gli studenti di quei tempi ed un secondo, uscito su «Il Corriere della Sera» nel 1969, Da Moby Dick all’Orsa Bianca, che ha dato il titolo alla miscellanea di “scritti sulla letteratura e sull’arte” curata da Monica Farnetti per Adelphi nel 2011.
Da Il cuore di De Amicis: «E la poesia non si fa se non per caso per i ragazzi, gli adulti, i vecchi, per gli studenti, i soldati, le donne: la poesia si fa perché le api fanno il miele, gli uccelli volano, i vulcani tuonano: con gli stessi intenti, cioè senza nessun intento, semplicemente perché esiste questa forza, e come tutte le forze (e le debolezze) non può non esprimersi.»
Da Da Moby Dick all’Orsa Bianca: «L’Orsa Bianca dello Zoo ha avuto un figlio. Il lungo muso, attraverso il pelo del figlio, sul quale è piegata, è immobile e sparso di una impenetrabile dolcezza. Anche dolci, e malinconici, sono i suoi piccoli occhi, che gli esperti dicono terribili. Non riesco a staccare il mio pensiero da questa immagine. E’ un’immagine sacra. Il colore bianco, l’immensità della figura, l’oscurità del rifugio, la cieca grazia del figlio, e soprattutto quella dolcezza, mi sembra nuova, ch’è sul muso e negli occhi dell’Orsa. Per dire di che natura sia, bisogna chiudere gli occhi. Bisogna, di nuovo, camminare nei sogni dell’alba, come bambini, dimenticando ciò che siamo. Oppure, al contrario, cercare di capire ciò che siamo, noi uomini e donne di questo tempo stravolto. Subito, un’immagine si presenta: orfani! Ecco: uomini e donne, ricchi o poveri, derelitti o potenti, non siamo più che orfani. Qualcosa ci ha lasciato, non sappiamo che cosa. Forse l’Orsa Bianca.»
I primi titoli in uscita fra maggio e giugno sono Beat Museum del novarese Gianni Marchetti e Un quaderno di radici del bergamasco e piemontese d’adozione Tiziano Fratus; seguiranno nuove raccolte delle poetesse Eliana Deborah Langiu e Valentina Diana. Primo reading collettivo: 11/12 giugno, Festival Oblom a Torino. Il logo è stato disegnato da Franco Ariaudo.


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