
Da °Il sole che nessuno vede. Meditare in natura e ricostruire il mondo°, di Tiziano Fratus, Ediciclo – In libreria da domani
E’ meglio dubitare della natura come ristoro medicamentoso: chi è turbato, scosso, percorso da un grande dolore, da una perdita, da un tradimento, dal senso di colpa, dal desiderio per qualcosa di nocivo che ci potrebbe consumare, andando a nascondersi in un bosco, pellegrinando ad ascoltare il sussurro riposante e dilavante delle acque di una sorgente, potrebbe anche ottenere l’esito opposto. Invece di riscuotere riparo e guarigione, la pratica del meditare in natura potrebbe mettere in contatto furioso con la tempesta, potrebbe scatenare gli ultimi draghi che non attendono altro per sfuriare. Il dolore è un mare che deve scorrere. Non può essere fermato, non può essere congelato, e non può essere procrastinato. Chi cerca di farlo dovrà fare i conti con un’onda improvvisa, che arriverà, e si infrangerà, contro le proprie modeste difese nel momento meno opportuno.


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