
Estratto da °Il sole che nessuno vede. Meditare in natura e ricostruire il mondo°
È interessante osservare le geometrie del corpo di un danzatore che cerca d’imitare i movimenti di un albero, l’albero che più spesso incontra, un albero in cattività, uno di quei migranti che obblighiamo a convivere con noi nelle città. Essi tentano di adattarsi, cercano a loro volta di imitare noi umani, e noi, nel ritrarli, finiamo per sentire il loro tormento, la loro sofferenza legnosa e sprovvista di parole. Ma nondimeno precisa. Gli alberi sono dèi ignari, amplificano la nostra solitudine. La loro ignoranza ci annienta, ed è proprio da questo silenzio che ricominciamo a discendere nel nostro più assoluto silenzio. Ce ne nutriamo, se ne siamo capaci, prima di spiccare il volo con le ali che avevamo dimenticato di possedere. Icaro non è una proiezione, un’estensione dell’immaginazione e dell’arroganza, è una radice.
© Ph. Tiziano Fratus


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