
°Il corpo celeste°
C’è un fiume che scava dentro il lago,
percorre distanze abissali senza muovere un passo.
La grammatica della lingua del vento
ha aperto le finestre d’un mare nelle acque del lago:
cavalloni che affondano e risorgono fili di rame e albe nervose.
Tutte insieme alzano la testa e la riabbassano,
è un coro che graffia colore alla pelle del cielo.
Tu, vento incarnato, sfiori le cime delle onde,
non hai patria, sei un pensiero che non diventa terra
[Da °Il sole che nessuno vede. Meditare in natura e ricostruire il mondo°, Ediciclo editore]
© Ph. Tiziano Fratus


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