APPUNTO DAL RECENTE VIAGGIO IN GIAPPONE
Uno dei momenti più perturbanti del viaggio in Giappone è stata la dimostrazione delle “ama”, le pescatrici di perle nella baia di Toba. Una figura avventurosa sulla quale la letteratura e l’antropologia hanno lavorato. Le prime ostriche coltivate della zona risalgono al 1893, quando Kokichi Mikimoto sperimentò una nuova tecnica. Ma le “ama” esistevano già. La pesca avviene soltanto nei mesi invernali, da novembre a gennaio. Le ragazze e le donne si gettano in acqua con un secchio di legno che resta a galla, legato a loro tramite una corda. I corpi sono avvolti da lunghe vesti bianche. Nelle acque si aggirano le meduse. Dopo profondi respiri si immergono e restano a setacciare il fondo venti o trenta secondi, poi risalgono, come spettri venuti da un altro mondo. Restano a galla un minuto e si reimmergono. La loro fatica si fa sempre più evidente ad ogni ritorno all’ossigeno. E noi li ad osservare, costretti fra stupore e timore… spettatori di un’abilità che richiede coraggio e tempra, ma anche di una sequenza di conseguenze che potrebbe celare la tragedia.
© ph. Tiziano Fratus






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