CHE LE MIE PAROLE SIANO LASCIATE AI PASSERI

NEL NUOVO NUMERO DI BUDDHISMO MAGAZINE
Yotaku Bankei è stato un monaco buddista giapponese appartenente alla tradizione zen rinzai. Da giovane era a suo modo un ribelle, spesso preferiva stare da solo e meditare tra le montagne che restarsene chiuso nelle regole ripetitive dei monasteri. Ebbe un maestro cinese ed uno giapponese, di cui fu in entrambi i casi l’erede, riunendo per così dire il buddismo ch’an e il buddismo zen che ne è in parte emanazione. Riconosciuto dunque a sua volta quale autorità si occupa di recuperare piccoli templi e monasteri caduti in disgrazia, e imposta una pratica che apre a chiunque e non pretende eccessive rigidità formali. Negli anni difficili di malattia e pratica severa rischia di morire ma si salva quando coglie i confini di un concetto che la storia del buddismo riconosce con le parole fu-sho, il mai nato o il non nato, il mai nato e il mai morto. Di se, quando i discepoli che aveva, a migliaia, gli chiedevano di raccogliere i suoi sermoni, i suoi scritti, diceva: che le mie parole siano date ai passeri. Amo Bankei, nella vasta e ricca schiera dei patriarchi che compongono lo zen nipponico è una delle figure che prediligo, che mi commuove maggiormente. Quando i miei occhi incontrano le movenze scoppiettanti di un passero spesso penso a lui. Ho provato a scriverne in un articolo appena uscito nel nuovo numero della rivista Buddhismo magazine che ringrazio per l’accoglienza. Il numero è sfogliabile gratuitamente sul sito della Unione Buddhista Italiana. 🙏
 
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