Ferita la Selva di Chambons

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Tiziano Fratus
FERITA LA SELVA DI CHAMBONS
Tracciata una nuova strada compromettendo l’integrità di uno dei più noti boschi del torinese
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Era un sentiero fra i più gradevoli e articolati delle valli torinesi. Partiva dall’abitato della frazione di Chambons, nel comune di Fenestrelle, affiancava i resti del paravalanghe in pietra che gli elementi hanno devastato nel corso dei secoli, attraversava un primo nucleo di venti e più larici plurisecolari, si dispiegava in un bosco misto di aceri, faggi e larici di varia generazione, arrivava al punto intermedio, l’amatissima fontana di Chezalet dove tanti viandanti si sono seduti, ristorati e hanno pescato a mani ampie freschissimi sorsi d’acqua. Continuava salendo e attraversando sezioni di boschi misti e abetine, fino a quel punto panoramico eccezionale dal quale ammirare l’intera dorsale del Forte che si dispiega in fronte, raggiunti i 1600 metri, e da cui seguire l’indicazione della freccia in legno per il grande “larice secolare”. Qui due tratti: nel primo si avvistavano e avvicinavano tre grandi conifere saettanti, nella valletta adiacente, dove terminava l’ascesa e la camminata, s’incontrava il Maggiore, adorato dal De Amicis, e spento da un paio di anni. Della sua morte ne avevo dato notizia proprio in questa rubrica.  

Chi da alcune settimane tenta di ripercorrere lo splendido percorso supera il primo nucleo vetusto e si ritrova di fronte a ciò che non si sarebbe mai atteso: alberi abbattuti, il bosco cancellato, rimosso, l’impossibilità di proseguire. La fontana è ancora in piedi ma funge da decoro al nuovo sentiero della strada forestale che si sta realizzando, imposta alla calma del bosco, inserita con violenza, larga e che punterà alla cima della montagna. Quella magia di mezza strada, raggiungendo la fontana, il suo mormorio compassato e custodito dalle ombre, è oramai spezzato. La relazione paesaggistica approvata dai tecnici di Finestrelle (si trova sul sito del comune), a pagina 3, alla voce Caratteri paesaggistici del contesto paesaggistico, riporta: «La zona di intervento non appartiene a sistemi territoriali di forte connotazione geologica ed idrogeologica, non appartiene a sistemi naturalistici, ad insediamenti e tessiture territoriali storiche. Non si interverrà pertanto su un area costituente parte di una tessitura a forte caratterizzazione locale, o ancora appartenente a percorsi panoramici, od ad ambiti di percezione da punti o percorsi panoramici, od ad ambiti di forte valenza simbolica». Sinceramente vorrei capire come sia possibile che laddove transiti uno delle più noti e amati sentieri della provincia torinese, nel cuore d’un lariceto che cresce dal Seicento, non si possa ravvisare una qualità “panoramica” o ancor più “simbolica”. Se la bellezza non è un simbolo allora mi chiedo che cosa sia. Se un sentiero dove soltanto lo scorso settembre abbiamo svolto, nell’ambito di Torino Spiritualità, una delle più riuscite “passeggiate naturalistiche” non è un pezzo di paesaggio da conservare al meglio allora mi chiedo che cosa sia. Se uno dei sentieri più apprezzati all’interno di un bosco di resinose vetuste non rappresenta, di per sé, un bene da tutelare, un valore, allora mi chiedo che cosa sia.  

Essendo del tutto disinteressato a innescare polemiche o a discutere con tecnici che intanto hanno sempre ragione mi limito a constatare il risultato che è sotto gli occhi di chiunque: uno dei più bei boschi plurisecolari del Piemonte è stato aggredito e ferito profondamente, con uno scempio che il bosco riuscirà a sanare nell’arco di decenni, ma tutti noi che quel bosco lo abbiamo amato, visitato e rivisitato, che abbiamo avuto il privilegio di poterlo descrivere e illustrare in libri, articoli, mostre fotografiche, servizi, pubblicazioni, accompagnandovi persone che vi si sono riempiti gli occhi, i cuori e le anime, rimarremmo grati al Dio di tutte le Creature di avercelo fatto conoscere prima della morte del maggiore esemplare che oramai resta in piedi da spento, ma soprattutto, ben prima di questo intervento che ne ha cambiato i connotati una volta per sempre. Chissà quante stagioni appassiranno prima di riuscire a tornarvi. 

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°Il cercatore di alberi° de La Stampa del 27 giugno 2014.
>>> https://www.lastampa.it/2014/06/27/blogs/il-cercatore-di-alberi/ferita-la-selva-di-chambons-cuIaqCm61GeWYhtjk7bn5K/pagina.html

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