Vintage # 1 – Quei platani sono un patrimonio prezioso e insostituibile come il David di Donatello

Si ripubblicano vecchi pezzi che erano stati pubblicati sulla vecchia piattaforma. Buona lettura.

Intervista ad Alix Van Buren, presidente dell’Associazione Amici di Villa Borghese

1) Quando nasce e per quali ragioni l’Associazione Amici di Villa Borghese?
Stiamo per compiere diciotto anni. Siamo nati nel momento forse di peggiore degrado della Villa: una delle ville più importanti di Roma, d’Italia e d’Europa. È’ iniziato tutto con un gruppo di cittadini, frequentatori della Villa. Di fronte al disastro, sia del patrimonio naturale sia di quello architettonico, anziché continuare a borbottare, abbiamo deciso di rimboccarci le maniche. Ci auguriamo che molti altri facciano lo stesso. Non è vero che non si raggiungono risultato, che “tanto le cose vanno sempre male” e “nulla cambia”. E’ vero invece il contrario: che se i cittadini si impegnano, ognuno nel proprio piccolo, altri li seguiranno. E insieme si fa la differenza.

2) In tutti questi anni di attività quale rapporto si è instaurato fra voi e il comune di Roma?
Abbiamo avuto rapporti alterni, navighiamo fra alti e bassi. Dalla nostra nascita, si sono susseguite tre giunte diverse. Abbiamo imparato che il colore politico non conta: quel che più pesa, è l’assenza di cultura rispetto al patrimonio naturale, anche ai più alti vertici. Possiamo citare episodi di collaborazione positiva, ad esempio con la riapertura della Galleria Borghese dopo quattordici anni di inspiegabile chiusura. Le autorità accolsero i nostri ricorsi. Ma ci sono anche episodi molto negativi, a volte con le stesse giunte: la costruzione di un impianto di irrigazione a Villa Borghese, con grave impatto sulla vegetazione, progettato dallo stesso Servizio Giardini nel 1999; la costruzione di un acquedotto Acea attraverso la Valle degli Antichi Platani, autorizzato nel 2007. Alla fine, però, noi ci auguriamo di poter collaborare in modo positivo con le autorità, offrendo loro il contributo di chi conosce a fondo i problemi della Villa. Soltanto se si opera assieme alle autorità, si può sperare di raggiungere un risultato concreto, poiché alla fine il potere decisionale è loro. Non vogliamo limitarci alle sole azioni di “denuncia”, anche se queste purtroppo prevalgono quando le autorità non svolgono le mansioni affidate loro dai cittadini. Vogliamo anche far rinascere il Parco. Negli ultimi tempi abbiamo trovato interesse anche fra le autorità, compreso il nuovo Assessore all’Ambiente, Marco Visconti, che ha una disponibilità tutta diversa rispetto ai suoi predecessori».

3) Una delle iniziative che avete promosso è stato il primo studio scientifico inerente agli undici platani di Villa Borghese. Ci può parlare di questo importantissimo progetto e dei risultati che ne sono emersi?
All’inizio del 2011 c’era il pericolo che il Comune volesse potare in modo drastico gli Antichi Platani di Villa Borghese. Abbiamo chiamato in soccorso esperti di chiara fama, dall’estero, per proteggere questo importante patrimonio. Ne è nato il primo studio complessivo della Valle dei Platani, da decenni se non ancora da più tempo. Fino a due anni fa, quei monumenti viventi erano utilizzati come gabinetti a cielo aperto. Non compaiono tuttora in alcuna mappa ufficiale di Villa Borghese, benché ormai siano stati riconosciuti come l’unica isola urbana nota di antichi platani orientali in Occidente. Questo primo studio ha già dato alcune indicazioni sulle misure necessarie per conservare e gestire gli antichi platani: sul come rimuovere le fonti più urgenti di sofferenza, tutte inflitte dall’uomo. Ad esempio, il terreno della Valle è pieno di detriti, e questo impedisce ai platani di nutrirsi in modo adeguato. I detriti, per altro, provengono da una “discarica abusiva” e potenzialmente tossica derivata dallo sbancamento dei Giardini segreti nel giugno del 1999. Allora i Giardini segreti vennero svuotati dai bulldozer del Servizio giardini, e il contenuto riversato in un boschetto di lecci e nella Valle. Alcuni lecci morirono. Si dovette scavare per liberare il colletto degli alberi, sommerso dalla discarica. Ancora adesso sotto il primo strato di terra, restano tubi di piombo, frammenti di marmo e altri detriti. Bisognerà bonificare il terreno per permettere agli alberi di assorbire i nutrienti. Altri studi dovranno seguire: uno studio sanitario, per individuare gli agenti patogeni responsabili del deperimento di alcuni esemplari, e uno studio dell’apparato radicale e del suolo, per poter nel futuro restituire ai platani l’apporto d’acqua che avevano all’origine, nel Seicento, quando prosperavano ai bordi di un vascone d’acqua popolato di uccelli acquatici.

4) Negli anni ‘60 e ‘70 ci fu un evento disastroso, dovuto al versamento di liquami in seguito alla costruzione, nella valle dove ci sono i platani – la valle dei cani o la valle dei platani – di una fogna? Può riassumerci cosa accadde, quale furono le posizioni degli enti preposti e cosa ha significato? E’ vero che dalle verifiche dendrologiche effettuate in questo studio è emerso un danno corrispondente proprio a quegli anni che ha messo a dura prova l’esistenza dei platani?
Proprio così: lo studio dell’esperto francese Genoyer ha individuato un “evento disastroso” avvenuto negli Anni Sessanta e Settanta. Lo ha dedotto dall’età dei rami con i quali gli alberi si sono rigenerati, creando nuove colonie di piccoli alberi al loro interno, in seguito a una “terribile mutilazione”. In effetti attorno a quella data era stata probabilmente costruita una fogna, parallela al filare dei platani. Gli alberi rischiarono di non sopravvivere. Forse per questo furono orrendamente mutilati, cioè potati interamente. Una delle conseguenze è che – mutilati e perciò resi molto più bassi rispetto ai giovani platani ibridi piantati nel filare accanto – ora patiscono per la mancanza di luce: i platani più giovani li dominano in altezza e quindi li coprono con l’ombra della propria chioma. Questo impedisce ai platani antichi di svilupparsi, e li costringe a piegarsi in direzione del sole: così si spiega il loro portamento a volte molto “inclinato”. Non sappiamo quali furono le posizioni degli enti preposti all’epoca, perché la nostra Associazione non esisteva ancora. Sappiamo però che lo studio Genoyer ha smentito chi, fra le autorità e l’Acea, sosteneva con forza fino a poco fa che gli scavi della fogna non avessero arrecato alcun danno ai platani, e perciò si potesse procedere a nuovi scavi senza alcun timore. Lo studio Genoyer è la risposta migliore a questo genere di affermazioni.

5) Pochi anni fa c’è stato un tentativo di far passare un condotto dell’acquedotto proprio nella valle, ma diversi cittadini e gruppi di ragazzi di Roma ma anche provenienti da altre regioni, e penso ad esempio al gruppo di abruzzesi che hanno fondato il Coordinamento CO.Nal.Pa., si sono opposti. Voi avete partecipato a questa protesta? Ce ne può parlare?
L’impegno per la salvezza degli Antichi Platani di Villa Borghese ha mobilitato non soltanto le associazioni di cittadini e ambientaliste romane, ma anche italiane e persino straniere. Gli Amici di Villa Borghese naturalmente sono stati i primi a lanciare l’allarme, assieme a Italia Nostra, WWF, Legambiente, il Respiro, Antimo Palumbo. Fra i primi alleati venuti in nostro soccorso dall’esterno della capitale, c’è stato Alberto Colazilli del Giardino dei Ligustri. Sono nati gruppi spontanei su Facebook con migliaia di aderenti. I raduni di protesta nella Valle sono cresciuti di numero con l’adesione di comitati cittadini e regionali (Comitato per il Verde Urbano, l’Alberata, l’Associazione Colle della Strega, i cittadini del II Municipio, Adea, il comitato di viale del Vignola, da Ostia il Comitato Parazella….).
Un contributo estremamente importante è stato anche quello del Prof. Peter Raven, il massimo botanico vivente, presidente del Missouri Botanical Garden, nominato “eroe del pianeta” dalla rivista “Time”. Noi lo abbiamo contattato per chiedergli una expertise scientifica sugli effetti che gli scavi avrebbero avuto sugli antichi platani. Lui ha fatto di più: è sceso in campo in prima persona al nostro fianco, schierandosi per la sopravvivenza dei platani seicenteschi. Alla vista degli antichi platani, Raven ha impugnato la penna e indirizzato una lettera aperta al sindaco Alemanno, chiedendogli l’arresto immediato degli scavi: «Quei platani sono un patrimonio prezioso e insostituibile come il David di Donatello». Ha scritto proprio così.

6) Recentemente sono stati rilevati altri due platani, che non si conoscevano. Come stanno? Li avete misurati? Fanno parte come gli altri 9 + 2 del patrimonio dei quaranta platani già segnalati a metà del Seicento?
Osservavamo da lungo tempo quei due platani, ma la loro datazione era incerta. I due “fratelli” si trovano attorno alla fontana ovale: una delle due fontane gemelle nel primo recinto di Villa Borghese. In realtà fino a poco fa quei platani erano tre; purtroppo uno è stato abbattuto dal Servizio giardini una decina di anni fa. Abbiamo la foto del giorno dell’abbattimento. Benché questi platani siano coevi rispetto a quelli della Valle, non fanno parte dei “40”, che erano stati piantati attorno a un bacino d’acqua nel “Barco”, che voleva essere un luogo di “natura selvaggia”. I due facevano parte di sei platani messi a dimora attorno alla fontana, fra dodici statue di Muse e divinità, e alte siepi di bosso. Iacomo Manilli, il guardarobiere dei Borghese, li descrive bene nella sua “guida” del 1650 (Villa Borghese fuori di Porta Pinciana). Sarebbe bello restaurare quelle fontane con la vegetazione originale. E’ nei nostri programmi futuri. Per farlo cercheremo degli sponsor.

7) Antimo Palumbo mi ha accompagnato, la scorsa primavera, a visitare questi platani. Ho trovato davvero sconsolante che vi siano romani che hanno l’abitudine di affiggere cartelli e comunicazioni sui tronchi di alberi plurisecolari, e al contempo gravissimo che non vi siano segnalazioni riguardanti la natura di questi alberi, non una targa, non un modo per proteggerli, come degli steccati che ne evidenzino l’importanza storica. Cosa pensate vada assolutamente fatto e in breve tempo?
Lei ha perfettamente ragione. Il poco riguardo verso questi monumenti naturali, che dovrebbero essere protetti per legge, è a volte sconsolante. E’ però incoraggiante osservare i risultati raggiunti grazie all’impegno dei cittadini: il Comune ora si è convinto a trasformare quella Valle in un museo naturale all’aria aperta (cosa che del resto già è, per legge!). In ogni caso gli alberi andranno protetti con una recinzione leggerissima per impedire il passaggio al di sotto delle loro chiome, sulle radici: questo perché il suolo è troppo compatto, e perciò non riescono ad assorbire i nutrienti. Verranno affissi cartelli didascalici con la spiegazione del loro valore storico e naturale. Purtroppo i tempi si stanno allungando per questioni burocratiche. Avremmo preferito che l’esecuzione fosse affidata ai privati: ora la Valle sarebbe già museo, di risonanza anche internazionale. Non è escluso che, se l’attesa dovesse prolungarsi ancora, si ricorra a un intervento privato, con l’aiuto di mecenati. Infatti è ora che i cittadini riprendano in mano il proprio patrimonio. E ne assumano la responsabilità. Siamo convinti che il futuro della conservazione e della tutela sia proprio questo. I cittadini dovranno anche promuovere nuove leggi per la regolamentazione del verde.

8) Infine l’ultimo dettaglio. Età: quanti secoli hanno realmente questi platani? Sono del primo Seicento? Durante una nostra conversazione mi segnalava le dimensioni del platano dell’Orto botanico di Roma, 650 cm di circonferenza per un albero di circa quattrocento anni. Avete avuto delle conferme scientifiche dallo studio condotto dal Genoyer? A Torino e in Piemonte i platani di circa sette metri di circonferenza hanno un’età di circa duecento-duecentocinquent’anni…
Per ottenere una datazione precisa di quei platani, bisognerà aspettare l’esito delle ricerche nell’Archivio Segreto Vaticano. Lì è contenuta una miniera di dati ancora in gran parte inesplorata. Tutto veniva annotato; perciò lì troveremo la data di acquisto e di piantagione degli alberi, assieme a molte altre notizie importanti riguardo al patrimonio naturale della Villa. Per ora la datazione approssimativa della loro messa a dimora va dal 1605 al 1620: in quest’ultima data fu acquistata la Vigna dove Domenico Savino da Montepulciano sistemò i platani. Tuttavia da molti documenti dell’epoca risulta che gli usi di allora fossero diversi dai nostri, oggi: ad esempio, parecchi progetti erano già in cantiere ben prima che gli atti ufficiali di vendita o di acquisto dei terreni venissero conclusi. Perciò, dobbiamo aspettare. Ma la loro datazione a quell’epoca è stata confermata dagli esperti che li hanno esaminati, da Raven a Genoyer. La circonferenza degli alberi, il loro sviluppo più in generale, può dipendere da molti fattori e non necessariamente indica l’età: può dipendere anche dalle risorse disponibili. I platani antichi della Valle hanno molto sofferto, nei secoli: una prima volta, sicuramente, nel 1790, quando fu interrata la vasca d’acqua ai loro piedi, da cui traevano acqua e nutrienti; pochi anni dopo, con la rivoluzione della Prima repubblica romana, quando i cittadini fecero irruzione nella Villa devastandola e abbattendo gli alberi. Una terza volta, probabilmente, a metà dell’Ottocento, con la seconda repubblica, quando i romani tagliarono gli acquedotti che rifornivano la Villa, e dunque i platani patirono fino alla sete. E poi ancora nel Novecento, con la fogna, e chissà quanti altri episodi che non conosciamo. Ciò detto, i due platani “gemelli” attorno alla fontana hanno più o meno le stesse dimensioni, benché godano di salute migliore. E, come lei ha giustamente fatto notare, il platano dell’Orto botanico anche ha all’incirca la stessa circonferenza. Perciò, la sua domanda resta aperta: è possibile che la risposta scaturisca dai prossimi studi, che si occuperanno anche di risalire all’origine genetica degli antichi platani di Villa Borghese. Sono forse parenti dei platani di Villa Lante? O di altri ancora? Fanno parte tutti di una stessa famiglia, forse diversa da quelli piemontesi? Questo, e moltissimi altri dettagli, ci racconteranno nel tempo i segreti di una meravigliosa storia, che abbiamo appena iniziato a esplorare. La ringrazio di questa bella conversazione.

Sito internet: www.amicivillaborghese.com

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.