Scatti da Cuggiono

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MOSTRA FOTOGRAFICA & PASSEGGIATA NEL PARCO DI VILLA ANNONI

S’è celebrata ieri la 39esima edizione della Festa del Baragioeu a Cuggiono, nella provincia milanese. Ho così scoperto che il Baragioeu è un vino selvatico che alcuni coltivatori e amatori locali producono in un vigneto messo a dimora proprio nel parco di Villa Annoni, il grande complesso del comune. Un vino difficile da definire, ma da provare.

Villa Annoni ha una lunga storia che nasce sul finire del XVIII secolo, quando alcuni appezzamenti di terra vengono acquistati dal conte Giampietro Annoni che commissiona i progetti per una residenza estiva dapprima a Leopoldo Pollack (autore di Palazzo Sormani a Milano) e poi allo Giuseppe Zanoja, già architetto dei Borromeo sulle isole del lago Maggiore. Nel 1809 la villa è completata, il figlio Alessandro si occupa del disegno e della prima realizzazione del parco che si realizza fra il 1819 ed il 1925. Il parco viene cintat è ed è, ad oggi, il secondo parco piùà grande d’Italia completamente cintato dopo quello del Parco La Mandria a Venaria. Nel parco vengono costruiti vari piccoli edifici e casottini ed un tempietto neoclassico, voluto dalla moglie di Alessandro, Leopoldina Cicogna, dei Cignogna di Trecate, dove oggi si può vedere la celebre Villa Cicogna che sarà, fra le tante cose, prossimo scenario di un incontro con chi scrive e di una passeggita per cercatori di alberi, il prossimo 29 settembre.

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Il parco si estende su ventitrè ettari, è stato recuperato e restituito al pubblico e alla cittadinanza nel 2003. Fra gli alberi più annosi che potrebbero fare parte del primo progetto del parco un cedro del Libano (Cedrus libani), l’unico albero del parco riconosciuto dalla Regione fra i monumentali, e una colonia di tassi prossima ad una grotta realizzata dal celebre paesaggista Luigi Canonica. Il cedro del Libano è spettacolare, ha una altezza di ventiquattro metri e una circonferenza del tronco a petto d’uomo pari a 555 cm. Qualche dubbio che sia un libani e non un atlantica non glauca o un ibrido fra le due specie. Nel parco vi sono altri cedri di grande dimensione, dell’Atlante e himalayani, diverse magnolie, bagolari, aceri, carpini, una grande farnia di novant’anni che ha avuto una crescita sensazionale tanto da misurare 432 cm al tronco, querce rosse americane, frassini, ornielli, robinie, faggi (sylvatica, sylvatica tricolor, sylvatica pendula e sylvatica asplenifolia), pini, librocedri o calocedri, paulonie, salici, noci americane, pini strobo, tigli, liriodendri, calicanto, cefalotassi, e tre esemplari secolari concresciuti di una rara specie giapponese di acero palmato, chiamata Maiku jaku, traduzione “pavone danzante”. E difatti, durante la passeggiata per cercatori di alberi secolari sotot le sue fronde riposavano diversi pavoni, libero di scorazzare nel parco. La sera, al tramonto, volano con le loro lunghe code dipinte sulle branche del grande cedro e vi si appisolano.

Il cedro monumentale presenta diverse ramificazioni imbrigliate, un lavoro condotto con pazienza certosina per garantire all’albero maggiore stabilità durante le tempeste che sempre più spesso si abbattono sul nostro paese nelle stagioni estive. Porta di fatti i segni evidenti di due traumi: una grande branca capitozzata dopo un crollo dovuto alla nevicata del 2002, una fessura verticale craetasi dopo il crollo di un’altra grossa branca primaria durante il nubifragio del 1986, nel giorno 18 di agosto, come mi viene segnalato da un visitatore durante la passeggiata. Ancora c’è chi si ricorda la data precisa… un filare di grandi platani costeggiva il confine meridionale della proprietà ma venne abbattuto proprio nel 1986 a causa della tempesta.

Ringrazio Gabriele Calcaterra per avermi coinvolto e gli amici del Museo Storico Civico per la loro passione, per il monumentale lavoro che hanno svolto – e svongono – nel curare la loro identità e le loro radici. E tutto per pura passione!

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