Preghiera ai faggi funambolo

Estratto da °Il sole che nessuno vede. Meditare in natura e ricostruire il mondo° – Ediciclo Editore
 
«Salute a te o Gran Bosco che mi stai per ospitare nei tuoi frondai. Tu siedi silente sul dorso dei monti, sospiri e respiri stagione dopo stagione, espandi e concentri la tua corsa al melodiare degli uccelli. Cambi abito all’arrivo del tempo in cammino, ti nutri del sole estivo e ti abbeveri di piogge primaverili e autunnali. Abbi compassione di me, piccolo uomo-cattedra uscito da pochi giorni dalle caverne, accoglimi con la tua grazia, e porgi ai tuoi abitanti la mia richiesta di cittadinanza. Di’ loro di pazientare a causa del mio rumore. Porgo a te omaggi di gloria, pulisci il mio affannoso respiro pensante, alleggerisci quest’anima rattoppata e incespicante. Siederò ai piedi delle tue annose sentinelle arboree, accarezzandole con occhi di cerbiatto e mani di lattante. Fammi abitare per porzioni dei tuoi anelli la tua stessa pace, la tua anima è chiesa e tempio. Sento le tue radici sprofondare ancor di più nella terra, il tuo tronco solido, pietroso, sostenere la pesantezza dello stare in piedi e la leggerezza delle foglie che risalgono alla fonte della vita: lassù un vento le accarezza creando un mare in perpetuo movimento».

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