Il bosco è un mondo – Il rammendo

Estratto #3 – Dall’introduzione °Il rammendo – Perché tutelare grandi alberi e foreste vale quanto un comandamento°
 
L’attività umana ha modificato il pianeta in maniera cosi decisiva che l’attuale tasso di estinzione delle specie, secondo le stime, corre cento volte più rapido rispetto a quello che potrebbe essere senza l’impatto dell’industrializzazione globale. Anche se ci fermassimo tutti quanti, anche se decidessimo di non acquistare, di non produrre, di non consumare, tutto questo continuerebbe a corrodere la Terra: e oramai una meccanica indipendente che può lasciare sgomenti. Le riserve naturali sono rammendi, rappresentano il tentativo estremo dell’uomo di fermare il degrado del suolo, il consumo dell’ambiente originario. La forma più complessa e fors’anche dolorosa di astensione dall’operare come sarebbe nella propria «natura»: selezionare, purgare, migliorare. Talvolta questi rammendi sono tutela di quel che c’era una volta, di quell’altro mondo selvaggio e oscuro – la selva dantesca – che c’era sempre stato, talora invece si tratta di ri-creazione, ricomporre gli elementi basilari che occorrono per riavviare un’idea di mondo naturale. Esempi del primo caso sono le foreste pluviali, esempi del secondo i giardini oggi storici, iniziati spesso da zero, dal nudo del mondo, dallo spogliato, da un’azione precedente di colui o coloro che hanno cancellato, rimosso, annullando la natura che in seguito si e andata ricercando, ridefinendo, ridisegnando. Cosi e avvenuto nei parchi delle nostre regge, nelle selve castanili, nelle pinete e nelle abetine dove si «coltivano» i legni utili alla costruzione di strumenti musicali, e ancora nei boschi che soltanto nel primo Novecento sono stati travolti dalla furia cieca della guerra, abbattuti e ripiantati per le esigenze delle comunità montane. La natura primigenia e rarissima, essa e stata relegata dalle nostre distinte e ripetute modernità a pochi scarni settori del paesaggio, la natura che ritorna a operare secondo natura invece molto più vasta, ma nondimeno, costantemente in pericolo. Oggi come domani saremo chiamati a scegliere: se desiderare un futuro di padri e madri solitari, piuttosto che un mondo ancora ricco di biodiversità e ambienti naturali, accogliente e da lasciare in eredita ai nostri figli o ai loro discendenti. Quando fisso il tramonto che si incendia in lontananza, fra le vette dei monti, le creste rocciose e gli ultimi avamposti delle conifere, mi chiedo se le balene popoleranno ancora gli oceani, se le farfalle tesseranno le loro trame sui prati estivi di grano e papavero, se le lucciole coloreranno ancora le notti d’estate, fra cinquanta, cento, o cinquecento anni. Le foreste annose sventoleranno ancora negli occhi degli umani? Dipende anzitutto da noi, da nessun altro dio minore del quotidiano.
 
E’ sbocciato nelle librerie °Il bosco è un mondo. Alberi e boschi da salvaguardare in Italia°, Giulio Einaudi Editore.

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