Il bosco è un mondo – Pochi semi sparsi rappresentano il primo passo di una foresta

Estratto #4 – Dal Primo bosco, °Pochi semi sparsi rappresentano il primo passo di una foresta°

Alle radici di un pensiero
[…] la scalinata detta “degli Antichi”, la Pathway of the Ancients: si snoda, coi suoi incerti gradini, nel mezzo del respiro lento di legni che crescono, si contorcono, muoiono da quattro e cinquemila anni. Una giornata senza nuvole, a tremila metri, sulla cima delle Montagne Bianche, fra California e Nevada. Inyo National Forest. Le parole da catturare e rimescolare su un foglio non potranno mai restituire la magia di quella catena di istanti trascorsi lassù, fra patriarchi immobili, incantati in una danza roteante. Le sfumature di colore del paesaggio e il baluginio delle nuvole velavano e poi aprivano la strada al sole. Il silenzio. Il rumore dei passi fra i sassi bianchi e i dettagli degli aghi, le pigne violacee, le cortecce gialle e grigie che richiamano alla memoria le fusioni della materia di un Alberto Burri. La opera un giacimento di materia organica fra le più antiche del pianeta. Il minuscolo “pelo della terra” che è diventato l’albero ha iniziato a spuntare dal ventre del pianeta quando si parlavano altre lingue, si adoravano altri dei, si affrontavano in battaglia gli eserciti di altre civiltà. Non gli uomini, non i confini delle nazioni, non le mura che cingevano le citta-fortezza, non gli animali sono sopravvissuti, soltanto queste immensità che sono in grado di catturare porzioni di eternità, anello dopo anello. E ora, nel flusso del tempo che si sgrana via inesorabile, un piccolo Uomo Radice li raggiunge, li ammira e li fotografa. Resta li, appeso al vento, al silenzio che non è mai veramente silenzio. Ho lavorato su queste percezioni per anni, come un artigiano, un fabbro che martella la materia fino alla forma sperata. Ho visitato tanti grandi alberi, a migliaia, decine e decine di “foreste scolpite”, incise dal mormorio lucente del fulmine. Sono arrivato a manipolare – vorrei scrivere “agguantare”, ma rischierei la presunzione – l’immagine di quel che chiamo Arborgrammaticus: il grande albero regolatore di vita e tempo, memoria e testimone ultimo della storia di quel pezzo di mondo, oramai estinta, se non inlignita, in lui. Il tempo nasce nel presente, secondo per secondo, ma ha uno sviluppo, una sintassi che soltanto la terra conserva, nelle manifestazioni geologiche, nelle profondità dei ghiacci e degli oceani, o negli alberi più antichi. La dove la “materia che pensa” è un fatto, come intuiva Giacomo Leopardi. E quel canto che gli alberi sussurrano io lo rincorro e tento di decifrare. Talvolta vi riesco, talvolta mi riconosco in quel verso della poetessa americana Marianne Moore: «Più precisa della precisione c’é soltanto l’illusione». Mi chiedo: che cos’e questo pensiero che cammina.

E’ sbocciato nelle librerie °Il bosco è un mondo. Alberi e boschi da salvaguardare in Italia°, Giulio Einaudi Editore.

http://www.einaudi.it/libri/libro/tiziano-fratus/il-bosco-un-mondo/978880623056

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