Addio Harold Budd

IL COMPOSITORE SCOMPARSO A 84 ANNI

La musica di Harold Budd mi accompagna da trent’anni. Il primo cd che acquistai a Torino é stato Glyth. Era il 1995. Copertina coloratissima, rose rosse. Ne restai ipnotizzato. L’avevo incrociato già molte volte bazzicando nei lavori di Brian Eno ma non era mica come oggi che basta digitare un nome e ti vien fuori tutta la musica che vuoi. Al tempo dovevi ancora cercartela, la musica. O te la passavano gli amici, un fratello maggiore, magari, o te la compravi nei negozi, spesso piccoli bazar di nerd e altri irrituali e infuocati giovani. A certi venditori potevi chiedere di fartelo ascoltare, e cosi passavi mezz’ora a passeggiare e curiosare fra gli scaffali e i ripiani mentre ascoltavi il nuovo disco dei Guns ‘n Roses, di Pat Metheny o Harold Budd, decidendo se l’avresti comprato, fatto mettere da parte o meno. Avalon Sutra resta il mio preferito. Ma anche A song for lost blossoms, By the dawn’s early light con quelle poesie magnificamente recitate, Bandit of Stature, Agua, La bella vista, In the mist, eccetera. L’anno scorso, o due anni fa, Harold ha tenuto un concerto a Londra, due date, volevo andare cazzo, volevo andare ma poi i soliti quattro spiccioli in tasca… e niente, ma mi rimarrà il rimorso per il resto dei giorni. Ieri se ne è andato da questo mondo, a 84 anni, quell’uomo che viveva nel deserto del Mojave – laddove da ragazzino se ne stava fuori la notte ad ascoltare il vento – e senza pianoforte, che riteneva un brutto oggetto da tenersi in casa, sebbene grazie a questo ci abbia donato una musica magistrale.