Il Platano-Grotta di Curinga

OGGI SU REPUBBLICA GREEN & BLUE

Visita al Platano-Grotta di Curinga
Oggi nella rubrica Con occhi di selva
La Repubblica Green&Blue 
Buona lettura

<<Sotto una pioggia battente arriviamo invece ai resti di quel che fu un eremo religioso, fuori dai confini del paese. Pietre ammucchiate, nulla di più. Dalla parte opposta della strada un sentiero scarpina di sotto, e noi infatti lo seguiamo, infrattandoci. Improvvisamente si sbuca davanti ad un albero che si è adagiato al fianco della collina. Dalla grande, immensa pancia giallastra e maculata si elevano pochi rami, snudati. D’altronde siamo a marzo, le foglie sono meno di un’idea, per i platani. Bisogna girarci intorno, caracollando, e scivolando sull’erba e nel fango, per arrivare in un punto dal quale poterlo osservare tutto, come se fosse il protagonista di una recita in un teatro greco-romano. Un vecchio attore rannicchiato, un pensatore barbuto alla Rodin. Nelle sue cortecce si spalanca una bocca nera, una grotta dentro la quale si viene richiamati, come se al suo interno giacesse dell’acqua, una sorgente, un mare calmo con sirene che cantano, irresistibilmente. E noi, anche per ripararci dalla pioggia che ci raggiunge e colpisce, vi andiamo, lentamente ci facciamo accogliere dall’ombra che abita l’albero. Entrambi, in piedi, ci ritroviamo su un pezzo di… terra… una spiaggia farinosa nel suo cuore. C’è posto, qui dentro, per noi e anche per altri, volendo. A terra si nota anche il nero della combustione, pare che d’estate i ragazzi del paese, ogni tanto, vengano qui ad attendere il tramonto, appicciando un piccolo fuoco e raccontandosi le loro vite, i loro pensieri, quel che conoscono e iniziano a distinguere nel futuro che li attende.>>

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