Legno ventato

ESTRATTO DA OGNI ALBERO E’ UN POETA

Prima che un temporale si scomponga sopra una foresta c’è un attimo, un attimo soltanto, nel quale l’aria viene risucchiata verso il cielo. Lassù si sono trasferite le masse oceaniche, le foglie si sollevano da terra di pochi millimetri mentre una scossa elettrica carica il piccolo mondo. In quell’istante, in quello soltanto, puoi scrutare nel fondo degli occhi di tutte le bestie e le creature. Loro sentono il mutamento di epoca, si rintanano, scacciano le ombre dai nidi fra i rami e dentro i tronchi, si lasciano depositare sul fondo degli stagni e dei ruscelli. Le rondini saettano nel cielo intarsiando con la loro maglia quegli spazi di vuoto fra le cime degli alberi o i tetti delle abitazioni e le nuvole più basse. Le prime gocce spaccano le porte dei fienili sospesi e un primo rosario di gocce grosse come pugni si frantuma sollevando sbuffi circolari e stellati di polvere. La terra fuma mentre il secco viene allontanato dal nuovo mare che si appresta a prenderne il posto. Un fulmine scuote la valle con l’eco del disordine atteso. Occhi sgranati. Piume e peli dritti. Becchi sotto le ali. Piccoli nascosti sotto le pance delle madri. Noi umani siamo talvolta lì dentro, con le prime branchie che spuntano dietro le orecchie, le prime squame fiorite sul dorso delle mani. Socchiudiamo le palpebre, tiriamo indietro la testa e spalanchiamo la bocca al Dio della pioggia.

[Estratto da *Ogni albero è un poeta*, Libri Mondadori]