Lungo la strada per l’Alpe Devero
In una frazione del comune ossolano di Baceno, Goglio, lungo la strada che conduce alla cima dell’Alpe Devero, al limite della faggeta al di sopra della centrale idroelettrica, svetta un bellissimo faggio. Il Fagus sylvatica è cresciuto sopra ad un muretto a secco, un tronco unione di diversi esemplari che oramai costituisce un tronco di circonferenza superiore ai cinque metri. A quattro metri circa il tronco si divarica in quattro branche, cinque se si considera una più piccola e credo più giovane che gira verso il bosco. Nel punto dove l’albero si divarica è possibile arrampicarsi e sedersi, per osservare l’evoluzione aerea delle ramificazioni che si espandono fino ai venti metri. La scorza grigia è segnata da molte incisioni, scritte, segnaletiche, promesse di amore eterno, gruppi musicali. Sarebbe curioso studiare il significato di queste incisioni fatte spesso con le chiavi di casa o dell’automobile. O con dei sassi raccolti intorno all’albero.
Verso la strada, a due metri e mezzo / tre svetta un grande occhio nero, l’occhio del faggio. In verità è ciò che resta di una branca che è caduta. Ma l’aspetto circolare del legno e il buco centrale lo fanno sembrare un occhio. Come ho scritto in Terre di Grandi Alberi: «Una crescita prepotente, con emersione radicale copiosa intorno all’albero che sbircia il mondo, di tanto in tanto, dalla fessura rugosa che il taglio di una vecchia branca ha lasciato. Ci osserva e ci studia, senza pensiero. Mai dormire la notte ai piedi di una lingua legnosa di faggio». Sono tornato a vederlo sia in autunno, quando il manto foliare si accende di rossa e rosa, e in pieno inverno, quando le lunghe ramificazioni che si dispiegano sopra la strada si concentrano verso il cuore pulsante dell’albero, la materia corticale evidente, massiccia, potente.
Il Piemonte presenta diversi faggi monumentali: ne sono esempi le due ceppaie di Entracque, a Valdieri, il faggio di Tetti Baudinet, a Chiusa di Pesio, nel territorio cuneese; a Villa Piazzo, Pettinengo e al belvedere di Bioglio, nella provincia biellese. In Liguria invece non si possono non ricordare i quattro faggi monumentali del Bosco del Benevento nell’entroterra savonese, a Mallare.

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