L’ippocastano incatenato

UN ALBERO DALLA FORMA INEDITA

Lungo la strada provinciale 623 che collega Guiglia a Rocca Malatina, in direzione Zocca, si trova, nel cortile antistante un vecchio casolare, un ippocastano (Aesculus hippocastanum) che non risulta segnalato negli elenchi dei monumentali regionali nè in vecchie pubblicazioni del corpo forestale. E’ una scoperta del mio collega Lorenzo Olmi e dei suoi amici emiliani. L’albero appare insolito fin dalla forma, alto ella punta centrale 13 metri ma soprattutto ampio, una chioma che degrada lentamente fino a manifestare un diametro di ben 24 metri. Ho incontrato ippocastani secolari in diverse regioni ma tutti manifestano ramificazioni che si gonfiano salendo e poi ridiscendono, con fronde cascanti, talvolta fino a terra. Ma nulla del genere, nulla paragonabile all’architettura che ora mi trovo di fronte.

Un sentiero conduce al centro dell’albero, tre rami sono sostenuti da stampelle metalliche, ma è soltanto qui sotto che si può apprezzare un incredibile lavoro di tiranti che è stato fatto, ad occhio, almeno una ventina di anni fa, e che regola l’intera ramificazione centrale dell’albero. Un capolavoro, nel genere. In questo modo l’albero ha mantenuto la stabilità, ed ora presenta queste branche allungate e distese. Il tronco misura 425 cm di circonferenza a petto d’uomo,  ridotto rispetto al più grande d’Italia che se ne sta in Valle d’Aosta, quest’ultimo all’ultimo stadio però della sua esistenza. Qua siamo in piena salute, la chioma è densissima, dieci branche primarie che s’irradino a 360 gradi.

Ecco la foto in versione originale >> ippocastano_zocca_2012_fratus_redux.jpg

2 risposte a "L’ippocastano incatenato"

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