Giona delle sequoie n°14 – La dedizione di Walter Fry

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GIONA ARRIVA IN GIANT FOREST: INCONTRA LA MEMORIA D’UNO DEI PERSONAGGI CHE HANNO RESO GRANDE E MERAVIGLIOSA QUESTO SANTUARIO DELLE SEQUOIE MATURE

L’immancabile John Muir nel 1875 attribuisce ad un pezzo di foresta di tre miglia quadrate il nome di Giant Forest. Qui cresce un albero che ancora non ha nome, gli verrà attribuito quattro anni più tardi da un mandriano, James Wolverton, già sotto il comando del Generale Sherman, qui crescono centinaia e centinaia di enormi Mammuth Trees. Walter Fry arriva in Sierra nel 1888 alla disperata ricerca d’una vita migliore, è uno dei tanti. Arriva dal Midwest e inizia come taglialegna. Fra i suoi primi compiti deve abbattere un esemplare maturo in cinque giorni, insieme ad altri cinque uomini; una volta abbattuto Fry si mette a contare gli anelli di accrescimento e arriva alla straordinaria conta di 3266. Cosa ha fatto?! pensa. Basta questo a fargli cambiare idea, si converte ad un ambientalismo di prima maniera, tanto da lasciare il lavoro e impegnarsi in una battaglia per la tutela. Nel 1890 circolava la petizione per la nascita del parco nazionale e la sua è la terza firma. Sposta la sua famiglia dalla contea di San Joaquin, ai piedi delle montagne, alla zona di Three Rivers, in Sierra. Nel 1901 diventa caposquadra nella costruzione di strade e nel 1905 finalmente entra a far parte del corpo dei ranger del Sequoia National Park. Nel ’10 diviene capo ranger e la sua presenza nelle attività del parco si fa fondamentale, tanto che il nuovo sovrintendente nominato nel 1920, il colonnello White, lo considera il suo primo consigliere per qualsiasi decisione. Negli anni Venti Fry s’impegna nella creazione di nuove forme di accoglienza per il turista, con segnaletiche, tabelle, cartine e pubblicazioni. Si può dire che la Giant Forest diventi davvero un parco aperto al pubblico grazie al lavoro e allo sviluppo impresso da Walter Fry. E’ stato uno studioso attento delle sequoie, a inizio secolo fu fra i primi a suggerire che le cime rinsecchite delle sequoie mature non morissero a causa d’una carezza del Dio dei fulmini, ma al contrario, fossero causate dagli incendi che intaccano la base degli alberi.

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