La piuma radiante

UN ESTRATTO DA WALDO BASILIUS

Nei larghi pianori di Mènoret abitava una coppia di Nasi grinzosi. Due mezzaetà felici, lui pastore di “icapar” (rapaci), lei massaia. Lui, ogni sera, portava a casa le piume che raccoglieva nei nidi, sulle cime tra le rocce, così che lei ne potesse preparare dei cuscini che poi si scendeva a vendere due volte l’anno alla festa del villaggio. Un giorno Rogi, così si chiamava il pastore, portò a casa una piuma diversa: lunga quasi due porte e colore del sole quando si nasconde nel mare. Nessuno di loro ne aveva mai viste ma si raccontava di un uccello capace di risorgere dalle ceneri, un animale ultraterrestre, che era meglio lasciare stare altrimenti ti avrebbe trascinato con sé nell’altromondo. A Rogi però quella lunga piuma piaceva, gli brillavano gli occhi quando la fissava, ne era come stregato e a sua moglie questo non piaceva. Lui restava a fissarla per ore e quel giorno non si accucciò nemmeno a riposare. Restò seduto sul suo masso ad ammirarne la forma e gli scintillii che emanava soffiandoci. La notte seguente Ainav, sua moglie massaia, lo dovette spronare con la forza e gli insulti per farlo uscire, era così geloso della piuma che decise di riportarsela con sé sugli altri valichi. Ainav era molto preoccupata, così decise di scendere al villaggio per chiedere consiglio ai giovani.
«Asoc è’c, Ainav id Rogi? (Cosa c’è, Ainav, sposa di Rogi?)» domandarono i sette giovani seduti in cerchio, accanto alla pietra della “anul” (luna). Lei raccontò per filo e per segno di tutto l’accaduto e loro capirono che in effetti il pastore di “icapar” (rapaci) era oramai schiavo del volere della temibile “Ecinef” (Fenice), che sarebbe tornata al sorgere della nuova luna per riscattare l’anima di chi era rimasto stregato dalla bellezza delle sue piume.
«Asoc oved eraf arolla? Asoc, asoc?! (Cosa devo fare allora? Cosa, cosa?!)» Chiedeva piangendo la donna.
Uno dei sette scese nelle secrete e andò a sfogliare il grosso libro sacro che racconta la storia del mondo. Soltanto pochi ne sanno leggere ciò che è scritto e soltanto pochi fra i pochi ne sa interpretare il messaggio. E così il responso fu consegnato nelle mani nodose e ragnose della mezzaetà di nome Ainav. Rincasata con la luce del giorno la moglie trovò il marito seduto sul suo masso, incantato nella visione della piuma. Lui non le chiese nemmeno dove era stata.
«Otseuq non è ùip li osan ehc oh otasops, non ùip, non ùip (Questo non è più il naso che ho spostato, non più, non più)» bofonchiò Ainav, con gli occhi strabuzzanti. Da naso grinzoso paziente quale era diventata da moglie di un pastore di “icapar” (rapaci), Ainav si coricò a riposare, il viaggio l’aveva molto stancata. Ma nel sonno aveva deciso di agire. Al risveglio, come il giorno precedente, dovette cacciare Rogi di casa ma questa volta pretese di tenere lei la piuma. Lui non le voleva credere ma lei con le brutte riuscì a farlo partire. Sapeva che non avrebbe dovuto fissare la piuma altrimenti anche lei ne sarebbe stata stregata. Così si coprì gli occhi, pronunciò la formula segreta che i giovani del consiglio del villaggio le avevano rivelato, Aveva anche promesso solennemente di dimenticarsene subito dopo e di non rivelarla ad anima viva. Quindi prese la piuma e la avvicinò alla candela. Appena la piuma toccò la fiamma si incendiò e in un lampo svanì. Al rientro dopo una notte di lavoro suo marito era ritornato in sé, e mai più si parlò, nella loro casa, di quanto era accaduto.
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Estratto dal racconto gotico Waldo Basilius di Tiziano Fratus, illustrazioni di Emanuele Giacopetti, Pelledoca Editore.
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Presentazione al pubblico: martedì 3 luglio 2018, ore 19, Librera Verso, Milano.

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