I cercatori di alberi – Paola Fantin

Conversando con l’autrice del Quaderno degli alberi antichi e leggendari

Paola Fantin è nata a Treviso dove vive nel 1970, si è laureata in Glottologia presso la Facoltà di Lettere Classiche di Venezia; svolge la professione di giornalista, collaborando con alcuni periodici locali e nazionali e dirigendo dal 1999 il giornale-on line Tg0-Positivo. Il Veneto nel Web (www.tg0.it), dedicato alle notizie alternative. Fra i suoi libri Il Quaderno degli alberi antichi e leggendari (2009). La conversazione è stata pubblicata nel volume Homo Radix.

Quando ha iniziato a vagare per cercare questi monumenti della Natura?

Il mio viaggio ha radici molto antiche, quando a quattro anni i miei zii canadesi mi regalarono un quadretto che rappresentava le sequoie della California. Fu amore a prima vista e mi colmò di autentico stupore. Vivo in mezzo alla campagna da sempre e sono sempre stata in contatto con gli alberi dove continuo ad arrampicarmi anche oggi. La ricerca vera e propria è iniziata però intorno al 1998, quando ho incontrato il Faggio di Pian Formosa, nel Bellunese, casualmente, durante un’escursione con mio marito ed è proseguita qualche mese dopo nella foresta del Casentino, a Camaldoli – che mi ha praticamente adottato – dove ho fatto la conoscenza del favoloso Castagno Miraglia, seicento anni e non sentirli…

Cosa prova quando si trova di fronte a queste creature secolari?

Il tempo si ferma e il mio cuore con esso. Tutto quello che sono diventa un tutt’uno con la creatura che mi sta davanti agli occhi. Credo che sia quello che provano le persone quando, meditando, raggiungono uno stato di profonda concentrazione che le avvicina al proprio centro. Abbraccio l’albero e lascio che legga nella mia mente tutti gli incontri che ho avuto, prima di lui, con altri ‘saggi’ della Terra. Una volta un rapido pensiero mi ha colta. Diceva: è tempo di resistere, c’è bisogno dell’aiuto di tutti, ognuno dalle sue radici, dalla sua terra. È stato un momento molto commovente.

Quali sono gli alberi che più l’hanno impressionata?

Amo moltissimo le farnie e comunque le querce in generale, ma ho una predilezione per i castagni. Mi sorprende come nonostante la Natura li scavi e li modelli, essi resistano al tempo e all’uomo continuando a produrre in modo mirabile frutti favolosi. In Italia ci sono alberi molto belli e molto antichi, ma credo che finché non avrò visto la Foresta Amazzonica o alcuni alberi asiatici difficilmente potrò dire se qualche albero mi ha impressionato. In effetti, qualsiasi albero che mi faccia sentire piccina piccina – per me cosa strana visto che sono altissima – mi ruba il cuore…

Come è stato accolto il suo libro? C’è sete di alberi?

Il libro è stato accolto con molto favore, per la sua semplicità e per la fantasia narrativa e grafica con cui vengono descritti gli alberi censiti. C’è sete di alberi e la sensibilità aumenta sempre più. Però, io credo che ogni albero vada ‘conquistato’ da chi davvero ne è degno, quindi non sono d’accordo per una informazione capillare, che giunga a tutti. Credo sia giusto disseminare delle briciole di Pollicino e poi lasciare che arrivi chi è determinato e coraggioso. Una sorta di percorso iniziatico, se così lo vogliamo definire. Non ho mai conosciuto alcuni alberi perché, essendo troppo famosi, hanno attirato i malintenzionati e se ne sono andati letteralmente in fumo.

Com’è stato passare dall’esperienza fisica della ricerca e dell’incontro con l’albero alla descrizione letteraria?

È un momento molto intimo, dove le parole prendono forma per adattarsi all’esperienza. Ho cominciato a scrivere di alberi da subito, preparando degli articoli viaggio che proponevo nel giornale on line dedicato alle buone notizie che ho creato e che dirigo ancor oggi, Tg0-Positivo. Il libro non ha fatto altro che raccogliere tutte queste esperienze, dando loro una veste grafica pregevole e molto particolare che è quanto connota i Quaderni della Kellermann Editore.

Ho letto sul sito della sua casa editrice, la Kellermann, che dalla scorsa primavera ha iniziato un percorso di TreeScouting, da vera e propria cercatrice di alberi – che io chiamo Donna radice. Come sta andando? Ha avuto modo di incontrare altre persone che lo sono/che lo esercitano?

In realtà, abbiamo solo dato un nome a quello che sto facendo da quasi quindici anni, instancabilmente. Per anni, da studiosa del settore, ho amato i musei e i monumenti antichi, ora quando traccio i miei viaggi sono gli alberi a fissare le tappe e i soggiorni. Mi adatto – anzi ci adattiamo, perché mio marito mi accompagna da sempre in queste ricerche – a quello che c’è, prendendo come meta l’albero che vorrei incontrare. Le coincidenze della vita sono incredibili. Ricordo l’anno scorso, vicino al Lago di Garda, mentre cercavamo un gruppo di castagni secolari le cui indicazioni erano scarne e imprecise. Proprio mentre stavamo per arrenderci, è spuntata dal bosco una coppia alla quale abbiamo chiesto informazioni, solo per condividere con qualcuno il nostro problema. Era un collega veronese che aveva scritto libri sugli alberi e sapeva perfettamente dove si trovavano i castagni. Credo che neppure col cellulare o con il satellitare avremmo potuto meglio metterci d’accordo circa il luogo e il momento in cui scambiarci queste informazioni. È proprio vero il detto che i simili si incontrano… Attraverso la piattaforma su facebook di Treebook della Kellermann Editore che io stessa amministro, si sono iscritte molte persone che condividono questa comune passione e se ne aggiungono sempre di più. Però, se un albero non vuol farsi trovare da qualcuno, non c’è niente da fare. Questa è la magia più sorprendente per un Treescout. E il prezzo da pagare.

Come sta il patrimonio arboreo monumentale italiano?

È difficile dare un giudizio. L’Italia è un Paese comunque privilegiato rispetto ad altri, ricco di boschi e di foreste, di storia, di tradizioni legate al culto dell’albero. In altri Paesi, tutto questo non esiste già più. L’intensa urbanizzazione e l’edificazione selvaggia però stanno mettendo a dura prova quanto abbiamo ereditato dai nostri avi. Scompaiono boschi e prati, le città si espandono e devono liberarsi di alberi antichi ma ormai ingombranti. L’albero è diventato una sorta di manichino non vivente, che può essere tranquillamente sostituito da una siepina artificiale. Un albero si taglia, insomma, perché non c’è più tempo per raccogliere le foglie cadute. Credo quindi che finché non partirà dal basso una consapevolezza diversa fatta di amore verso quello che è nel proprio, non nel giardino del vicino, il nostro patrimonio arboreo sarà ogni giorno più in pericolo. In tal senso, l’impegno profuso da Homo Radix e da moltissimi altri ‘cercatori d’alberi’ ha la funzione di tenere desta l’attenzione sul problema per controllare che non degeneri.

Cosa farebbe se fosse Ministro dell’Ambiente?

L’Italia diventerebbe un vero e proprio Paese ‘verde’. Dall’alto, non si vedrebbero più città e megalopoli grigie, ma un tappeto uniforme di verde e marrone. Le città, le strade e tutti gli edifici in genere sarebbero a tal punto armonizzati con i boschi e i giardini da sparire alla vista di chiunque.

Può segnalarci alcuni scrittori interessanti, italiani o internazionali, che hanno scritto dei libri per lei fondamentali riguardanti gli alberi?

Ce ne sono due che considero fondamentali per chiunque ami gli alberi: Lo spirito degli alberi di Fred Hageneger (Edizioni Crisalide, 2001) e La vita segreta delle piante di Tompkins Peter e Bird Christopher (Edizioni Il Saggiatore, 2006), un vero must quasi divenuto introvabile.

4 risposte a "I cercatori di alberi – Paola Fantin"

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