I cercatori di alberi – Anna Cassarino

L’amante dei patriarchi che gira l’Italia in camper

Ho incontrato Anna Cassarino l’autunno di due anni orsono, nel suo camper col quale girava il Piemonte, impegnata nella tournée permanente di promozione dei suoi libri, ma ancor più, nella ricerca di alberi e storie legate agli alberi. La sua è una figura del tutto particolare. Siamo andati ad Ivrea a visitare il parco dell’Archivio Storico Olivetti, soffermandoci ai piedi del grande bagolaro, dove ho scattato questa fotografia. La conversazione è pubblicata nella seconda edizione di Homo Radix.

Quando nasce la sua passione per gli alberi?

Me ne sono sempre sentita attratta, ma a forza di vedere come sanno vivere, il mio affetto amichevole è diventato ammirazione, amore, rispetto, desiderio di conoscere tutto quello che dal loro comportamento potevo solo intuire. Purtroppo, il fatto che il loro legno sia sempre stato utilizzato come materia, ha oscurato e distolto completamente l’attenzione dal fatto che sono fra gli esseri viventi più utili al mondo. Sono loro che lo hanno reso abitabile per tutti gli altri e sono i soli che possono davvero rimediare ai guai prodotti dagli uomini. Quando ci si accorge di questo (e se li si osserva anno dopo anno, un po’ alla volta, avviene) è impossibile non amarli. Gli alberi giusti, al posto giusto e trattati come si deve, compiono prodigi. Quando ho visto, durante un mio viaggio di tre mesi in Messico nel 1993, la straordinaria esuberanza della vegetazione tropicale, ho cominciato ad avere un’attenzione maggiore nei suoi confronti ed il desiderio di farla conoscere.

Da anni ha deciso di abbandonare tutto ciò che ci rende degli uomini stanziali, ha fatto di un camper la sua abitazione mobile, il suo guscio, e gira l’Italia – e non soltanto – per vedere gli alberi, raccogliere storie e vivere una vita esattamente come la desidera: ci può raccontare di questa sua scelta? Cosa l’ha spinta? Come è cambiata nel tempo, cosa le piace e cosa non le piace… ?

Mi sentivo oppressa da una società che, nonostante ne abbia già da tempo i mezzi, dedica troppo poco tempo alla conoscenza, all’educazione, a ciò che stimola la parte migliore dell’umanità. Io ho sempre vissuto facendo ciò che sentivo più importante interiormente, ma alla fine ho capito che solo dedicando ogni mia energia ad un progetto che avevo in mente, avrei potuto non sentirmi schiacciata. Si chiama A SCUOLA DAGLI ALBERI, per far conoscere al maggior numero possibile di persone almeno le cose fondamentali che riguardano la natura, affascinanti ed al tempo stesso utili. Sono convinta che questo possa aiutare a vivere molto meglio, in modo più autonomo, più consapevole e dunque con un maggior rispetto di ciò che abbiamo intorno. Nonostante ci siano molti libri sull’argomento, li trovo adatti soprattutto ad un pubblico già motivato, che è una minoranza ristretta. Nella mia qualità di artista ho deciso di usare proprio le diverse forme espressive che ho sempre praticato, per rendere più comprensibile e piacevole una conoscenza necessaria per tutti. Ho dunque venduto casa e sono partita per nove mesi in Madagascar, Cuba, Mali e Senegal, cercando di capire come avrei potuto realizzare lì quest’idea. Mi sono accorta, però, che in quei paesi mi ci sarebbero voluti mezzi ben superiori a quelli che possedevo. Sono dunque tornata in Italia dove, almeno, non devo giustificare la mia presenza con visti sempre in scadenza. Ho comperato un camper come mezzo per potermi muovere liberamente e a costi ridotti, cominciando con l’andare in cerca degli alberi monumentali che, in molti casi, sono ben più espressivi del miglior capolavoro umano. Facendo intanto conoscere quelle meraviglie, avrei potuto forse suscitare il desiderio nei visitatori, di saperne di più. Ho creato un sito molto ampio http://www.ascuoladaglialberi.net, dove si trovano anzitutto le indicazioni per raggiungere agevolmente gli alberi, con qualche spiegazione che li riguarda. Ci sono poi molte rubriche con articoli che ho scritto sugli argomenti più adatti a farsi un’idea anche su animali, fenomeni naturali, animo umano, pratiche ecologiche. Per i più begli alberi, fra le centinaia a cui ho fatto visita, ho scritto dei “raccontarticoli” anzitutto sulle loro qualità, la storia, il rapporto coi luoghi, gli animali, le persone. A ciascuno ho fatto un ritratto ad acquerello perchè le foto, spesso, non riescono a rendergli giustizia. Ho realizzato anche una mostra didattica itinerante che, ogni tanto, qualche comune mi richiede. Il tutto dentro il camper. Stento a credere io stessa che si possa vivere e lavorare bene in uno spazio così ridotto. Eppure, ho tutte le comodità necessarie. E’ davvero una questione mentale. Dopo otto anni non sento la necessità di cambiare, perchè questo mezzo è perfettamente funzionale allo scopo che voglio raggiungere. Viaggiare con calma e libertà è indispensabile per vedere le cose da punti di vista diversi e poterli capire almeno un po’. Avendo chiara questa priorità, il resto perde importanza da solo.

Conoscendola mi è parso di capire che per lei l’amore per gli alberi si trasli in una ricerca delle loro storie “personali”, degli aneddoti, dei racconti, delle favole che fioriscono intorno a questi giganti del tempo e della natura. E’ così?

Io dò una forma narrativa a realtà scientifiche e a tutto ciò che permette di capire gli alberi. Evidenzio le loro qualità, davvero sorprendenti, che ho impiegato anni a conoscere. Le mie sono in gran parte “fantastiche storie vere”. Solo in qualche caso dò una virata sul filo del rasoio, ma le performance narrative che faccio ed i libri che ho scritto finora (Alberi della civiltà ed Alberi monumentali d’Italia) fanno riferimento solo qualche volta, in quattro parole, a leggende e favole. Ciò che fanno davvero gli alberi e tutta la natura è molto più affascinante di qualsiasi invenzione.

Ci può raccontare alcune storie che ritiene davvero incredibili?

C’è un personaggio nato e morto accanto ad alberi importanti e il cui destino, sia pure attraverso fili nascosti, era stato in relazione con i vegetali. Era Joe Petrosino, nato nel 1860 a Padula, in provincia di Salerno, dove c’è un tiglio storico antico di secoli, sul piazzale della chiesa dei frati francescani. Le ondate di emigranti che avevano affollato New York, dove Giuseppe era andato a vivere da ragazzo con la famiglia, erano dovute alla difficile situazione politica e alla povertà in Europa. Il modo sbagliato di trattare l’agricoltura e il venir meno di due fra le piante più importanti per l’economia ed il sostentamento, il castagno e la vite, avevano spopolato le campagne. I boschi di castagno scomparivano a causa di una malattia da funghi maligni: il mal d’inchiostro. Una responsabilità importante ricadeva anche sulle industrie che estraevano il tannino dal suo legno per tingere di nero la seta, conciare le pelli, farne medicinali. Il taglio degli alberi causava danni al terreno, che così si degradava cedendo a frane ed inondazioni. Al tempo stesso venivano a mancare i frutti autunnali che permettevano ai contadini di nutrirsi per tutto l’anno. La prospettiva di un guadagno immediato aveva tagliato quelle per il futuro. Nello stesso periodo un parassita della vite, la fillossera, uccideva le piante a partire dalla Francia. Interi vigneti scomparivano e con loro il lavoro e la bevanda più diffusa nei paesi mediterranei. In Irlanda, invece, era stata una malattia delle patate a portare alla fame la popolazione: la peronospera, che faceva marcire prima della maturazione i tuberi per il nutrimento di base dei meno abbienti. A loro che erano emigrati in America già da tempo, si erano aggiunti italiani così poveri ed ignoranti da restare presto invischiati nella pericolosa amicizia della criminalità mafiosa. L’intelligente Joe l’aveva combattuta con efficacia, impegnandosi a fondo per amore di giustizia ma anche per riscattare il discredito dell’Italia. Aveva seguito un capomafia in Sicilia per fare indagini all’origine ma poco dopo, proprio nel giardino al centro di una piazza palermitana, il coraggioso poliziotto era stato ucciso a revolverate. Era piazza Garibaldi, dove c’è un ficus magnolides adesso monumentale, ma all’epoca solo cinquantenne come lui: era il 1909. Anche solo a proposito dell’albero di fico, ecco le cose sorprendenti che si possono scoprire: sessantacinque milioni di anni fa, le piante della nuova era stavano preparando qualcosa che avrebbe portato grandi progressi alla loro vita ed a quella della terra intera: i fiori con petali e calice. Ben presto il mondo si sarebbe riempito di colori, di forme e di profumi nuovi con le corolle che li avrebbero rivestiti nella stagione dell’amore. Tutto questo, per piacere a certi insetti alati e agli uccelli. Loro li avrebbero aiutati a diffondere la specie con maggior efficacia di quanto facesse il vento ai modesti fiori e frutti di piante più antiche, soffiando il polline dall’una all’altra per fecondarle e, più tardi, facendone volar via i semi. La bellezza e l’aroma dei petali, il nettare e il polline nutriente delle nuove specie erano per api, bombi e farfalle che rendessero possibile a quelle delicate meraviglie il farsi frutti. E dentro i frutti sarebbero stati nascosti i semi perché gli uccelli, mangiandoli, l’indomani li rilasciassero lontano, a germogliare su terre nuove. Fra i primi a realizzare la lungimirante impresa c’erano la magnolia ed il fico. Mentre l’americana magnolia, però, aveva fatto grandi fiori disposti ad accogliere ogni visitatore, il mediorientale caprifico aveva preferito accordarsi con un solo, piccolissimo insetto, che si occupasse di lui e di lui soltanto. Era disposto a favorirlo in tutti i modi, addirittura a costruire dei nidi confortevoli per ospitarlo. Ecco che, allora, in autunno già faceva spuntare sui suoi rami dei minuscoli fichi verdi e duri, con un forellino sul fondo dentro cui la piccola vespa Blastophaga Psenes poteva mettere al sicuro le sue uova. A primavera si aprivano e i piccoli se ne volavano via per deporre, a Giugno, altre uova nei nuovi fichi più grandi, che noi crediamo frutti. Sono invece fiori rosa simili a tubicini, riuniti e nascosti dentro un sacchetto morbido. Quelli pronti in piena estate potevano essere finalmente fecondati dalla terza generazione di vespine, col polline che trasportavano nell’entrare ed uscire da quei singolari nidi, pieni di dolce nettare. I frutti sono quelli che noi prendiamo per semi. Gli uomini li trovavano ottimi e avevano cominciato a coltivarli perché sono molto nutrienti, si possono mangiare freschi o essiccati e dalla loro fermentazione si ottiene vino. Ai tempi degli antichi romani, per trasportarli freschi senza che si guastassero, venivano tuffati in una soluzione di acqua e propoli. Il fico era considerato “albero di Dio”, sacro in molti paesi per la forza delle radici. Capaci di trovare vene umide nei luoghi più aridi, quando le raggiungono l’acqua può risalire seguendone il percorso a ritroso fino a creare una sorgente, un bene fra i più grandi. L’albero chiede soprattutto calore, profumando allora l’aria con le sue foglie a forma di grandi mani. Si accontenta della pochissima terra e umidità che trova fra il pietrame e arriva addirittura ad installarsi sui muri, resistendo anche al vento salino insieme al fico d’India, che pure non gli è parente tranne nel nome. Così come le conifere curano le proprie ferite con la resina, lui lo fa col latice bianco, che sulla pelle umana brucia le piccole escrescenze. Tutti quelli della sua famiglia, sparsi nei paesi tropicali, sono tenaci e adattabili in tal misura da attecchire dappertutto, anche su altri alberi. Basta un punto dove aggrapparsi e le loro radici si allungano come capelli per metri e metri fino a che trovano la terra in cui sprofondare e installarsi saldamente.

Qual’è l’albero o quali sono gli alberi che una persona dovrebbe assolutamente visitare?

In Italia, un albero che mi commuove sempre è i bellissimo platano di Alessandria, di circa duecento anni, lungo la trafficata strada che ne esce in direzione sud-est. Occorre fermarsi in una piazzola e prudentemente arrischiarsi ad avvicinarsi all’albero, attenti a non farsi travolgere dalle auto. Quando si è vicini è davvero impressionante, con una forma molto originale. Qualche mese fa, però, ho visto che anche le sue foglie sono ammalate.

Non c’è mai stato un albero, un luogo che le ha fatto pensare: ecco, è arrivato il momento di rimettere radici? Di fermarsi?

Le mie radici sono nel mondo intero, dunque per me ogni posto è al tempo stesso casa mia e non lo è. Può darsi che trovi un motivo per fermarmi, ma geneticamente contengo un bel pezzo d’Europa ed ho vissuto e viaggiato in posti diversi, così che non mi identifico con nessuno in particolare.

Secondo lei come sta il patrimonio arboreo in Italia? Ci sono azioni che andrebbero fatte?

L’ignoranza è il primo, grande nemico non solo degli alberi, ma dell’uomo. Prima di tutto, ciascuno dovrebbe dedicare del tempo a conoscere sè stesso e lo potrebbe fare bene attraverso la natura, da cui veniamo tutti. Non ci si rende conto che, anche chi vive in un condominio senza neppure un terrazzino, influisce continuamente già solo con i suoi acquisti, su di lei. Per non parlare poi dei trasporti, delle costruzioni e di tutto il resto. Fra il sapere e il non sapere sta la grande differenza. Non occorre fare sacrifici, basterebbe scegliere tra ciò che provoca danni e ciò che è più rispettoso. Però bisogna saperlo. Fino a che ci si limiterà alla denuncia, senza poi provvedere all’educazione, anche degli adulti, saranno parole al vento. Sono anni che io viaggio cercando di diffondere quest’idea e offrendo almeno qualche scintilla utile.

3 risposte a "I cercatori di alberi – Anna Cassarino"

  1. Ho scoperto oggi i cercatori di alberi e sono subito corsa a trovare la quercia delle streghe che mi trovavo nei pressi di Montecarlo. Sarebbe bello se un giorno riuscissi a venire nelle Marche e più precisamente a Jesi, la mia città, per educare la gente al rispetto ma anche al piantare alberi che ce n’è tanto tanto bisogno.
    Grazie
    Marina

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  2. Buongiorno Maria. Mi fa piacere che anche lei sia stata “contagiata” dalla dendrosofia. Jesi quanto il resto d’Italia è un luogo dove non se ne parla mai abbastanza. Cordiali saluti

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