I cercatori di alberi – Marco Macchi

Lo scopritore del castagneto monumentale di Grou

Marco Macchi è nato nel 1960 a Sanremo. Ingegnere navale e guida ambientale, Macchi collabora con un gruppo di esploratori-paesaggisti che si sono riuniti intorno al progetto Adventures in Northern Italy. E’ un camminatore infaticabile ed uno dei più appassionati conoscitori del patrimonio arboreo della sua terra. E’ coautore di Itinerari dei Ficus della Baia di Moreton a Sanremo e Bordighera (Edizioni Strade, Imperia).

La conversazione è stata pubblicata nella seconda edizione del volume Homo Radix.

Quando nasce la sua passione per gli alberi?

Gli alberi sono sempre stati un “contorno” naturale per me, tra le radici dei grandi Ficus di Sanremo ci giocavo da piccolo. Nei decenni ho ammirato grandi patriarchi in Sardegna (olivastri millenari), nei parchi lombardi e piemontesi (Bellagio, Villa Taranto, Racconigi) ma il luogo che mi ha fatto scattare la passione per gli alberi è stata Villa Welsperg nel Parco Naturale Paneveggio Pale di San Martino, sulle Dolomiti in Trentino. Lì vi è un grande faggio, e vi sono anche i pannelli che lo valorizzavano in maniera efficace; era il 2004 e al mio rientro (ero in vacanza) ho cercato notizie sui “nostri” alberi. Ho scoperto il libro Alberi di Liguria e sono riuscito a procurarmene uno tramite un conoscente della Guardia Forestale (o era il caposquadra della Protezione Civile?); da lì ho cominciato a portarmi nello zaino una corda “metrica”, con un nodo ogni metro, e a misurare e fotografare qualsiasi pianta, albero o arbusto degno di nota (beh anche un ginepro di un metro di circonferenza è creatura rara).

Cosa caratterizza la scelta di dedicare così tanto tempo ad attraversare un paesaggio?

L’anno successivo ho preso il patentino per Guida Ambientale e ho cominciato a camminare sulle montagne con occhi diversi, pensando a ciò che sarebbe stato bello far conoscere ed apprezzare agli altri escursionisti. Mi piace tantissimo esplorare nuovi sentieri e percorsi e poi portare gruppi di persone alla scoperta di questi luoghi, i patriarchi ovviamente occupano un posto di primordine nella scelta dei luoghi. La scoperta di un nuovo esemplare mi rallegra e mi eccita, lo abbraccio, se serve lo libero da rovi e rampicanti (giro sempre con un seghetto a serramanico), lo misuro, lo fotografo e poi compilo la scheda di segnalazione (sono alla numero ventotto dal 2004).

Come sta il patrimonio arboreo della Liguria?

La Liguria è molto boscosa a dispetto dell’immagine balneare che ha. La mia provincia, quella di Imperia, è per il cinquanta percento ricoperta di boschi, nonostante i numerosi incendi che la colpiscono (soprattutto vicino alla costa, ma non solo). I boschi si stanno riprendendo il territorio sottratto nei secoli dagli agricoltori e dai pastori. La scarsa presenza umana nell’entroterra favorisce la salvaguardia dei boschi: soltanto trentasettemila persone su duecentoventimila vivono lontano dalla costa. Conosco meno le altre province, ma anche lì la tendenza è simile, nonostante la presenza, nelle province di Savona e Genova, di valli rovinate dagli insediamenti industriali. Per fortuna qui l’unica industria che esiste è quella alimentare.

Ci racconti di un luogo per lei speciale, il bosco di castagni di Grou: è vero che ha contato ottantasette esemplari con un tronco maggiore di cinque metri di circonferenza? Che effetto le fa stare in mezzo a questa foresta di patriarchi secolari?

Il bosco di Grou è qualcosa di unico, sono riuscito a portare anche il comandante provinciale della Forestale a vedere questi “portenti”; però servirebbe un “lancio” nazionale per allargare la cerchia degli estimatori. La bellezza dei castagni sta nel fatto che ogni esemplare è completamente diverso dall’altro; contorti, aperti, attorcigliati, sbilenchi, un bosco di sopravvissuti di un’altra era. E’ come stare in un sito archeologico, in un luogo incorrotto dal tempo, ammirando queste antichità, quasi dimentichi del fatto che sono esseri viventi.

Spesso organizza camminate per avvicinare altre persone agli alberi monumentali: cosa le piace di queste esperienze? Cosa le dicono i partecipanti?

Molte persone rimangono colpite, stupefatte, alcuni hanno a loro volta portato altre persone a vedere i luoghi, e questo mi fa molto piacere. La domanda più frequente riguarda l’età degli esemplari.

Cosa andrebbe fatto, secondo lei, per amplificare la conoscenza di questi alberi?

Per amplificare la conoscenza ci vorrebbe qualche “evento”, che so “la giornata dei patriarchi”, una ricorrenza per la scoperta del nostro patrimonio con passeggiate, conferenze o altre iniziative. Una volta ho provato a fare omologare dal Guinness dei Primati un record per il maggior numero di persone dentro un albero cavo; ma non mi hanno preso in considerazione… (per la cronaca siamo entrati in trentasette dentro un castagno). Gli svizzeri del Canton Ticino hanno censito tutti i castagni secolari che hanno (circa duecento), e ognuno ha una sua scheda, una targa ed è tutelato. Noi… chissà!

Esiste un albero al quale si sente più legato?

Mah… direi l’ulivo del Beodo; è un ulivo di circa quattro-cinquecento anni di età, posto sopra un vecchio acquedotto in mezzo ad un palmeto in quel di Bordighera: è un posto molto bello, di grande fascino, si direi che posso eleggerlo ad albero preferito.

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