I cercatori di alberi – Tiziano Fratus

Intervista sulle pagine della rivista del Corpo Forestale dello Stato

Il numero 60 della rivista bimestrale Il Forestale pubblicato a Roma dal Corpo Forestale dello Stato era dedicato all’Anno Internazionale delle Foreste.

Fra i contributi un’intervista di Annalisa Maiorano e Nicolò Giordano: Un cercatore di alberi. Gli alberi come protagonisti del paesaggio e dell’anima, secondo lo scrittore Tiziano Fratus.

Sono un uomo che trova gioia e pace nella sua nuova terra. Sono un uomo che ha trovato radici viaggiando nel mondo … Sono un uomo che si fa sempre più albero in un paesaggio di alberi che si fanno sempre più uomini.” Abbiamo rubato questi brevi passaggi dal grande serbatoio di suggestioni e spunti che ci ha offerto Tiziano Fratus, durante la presentazione del suo libro Homo Radix, presso l’Ufficio relazioni con il pubblico, perché ben riassumono lo spirito di un’opera che è molte cose insieme: guida, raccolta di pensieri e sensazioni, riflessione artistica. In un venerdì non molto fortunato, con la neve a Roma e mezza Italia bloccata dal maltempo, grazie al soccorso della tecnologia, Tiziano, febbricitante nella sua casa in Piemonte, ci ha raccontato un po’ del suo vissuto grazie anche all’abile  “interrogatorio a distanza”, condotto dall’amico Antimo Palumbo, storico degli alberi. L’autore, si definisce “un uomo radice”, un “ambasciatore di alberi”, che ama viaggiare, leggere, scrivere e trasmettere le proprie emozioni.

Tiziano, da dove nasce il titolo del libro?

Il titolo nasce dalla necessità di porre l’uomo al centro della mia ricerca, rapportandolo alla letteratura ed al mondo vegetale. Il volume non è una semplice raccolta di quaranta appunti dedicati ai “monumenti” creati e modellati dalla natura nel corso dei secoli, ma piuttosto un libro di introspezione, di un spirito “liquido” (parafrasando Bauman). E’ un volume intimistico, molto più di quanto lo siano i miei precedenti libri di poesie, poiché nel rapporto tra uomo ed albero sono possibili scartamenti, scoperte, ricerche che conducono ad associazioni e approfondimenti incredibili. E’ un’opera che guarda al mondo agreste e cerca di capirlo da vicino, di leggerlo attraverso la ricerca di questi “esseri superiori”, gli alberi, che affondano le loro radici nella madre terra e si innalzano al cielo.

Dove affondano le radici di questa passione per la natura?

Da bambino ho sempre preferito la compagnia degli animali, passavo gran parte del mio tempo ad analizzare il mondo naturale. Ho iniziato collezionando gli insetti che popolavano il  giardino di casa mia, nella bassa bergamasca, vicino al fiume Serio.

Tiziano, durante i tuoi viaggi ti è mai capitato di scoprire alberi monumentali ancora non annotati negli elenchi dei Comuni Italiani?

Si. Proprio di recente ho incontrato un pino nero (Pinus nigra) di centocinquant’anni, nel giardino privato del presidente onorario del Parco Burcina, a Pollone, nell’alto biellese, e due querce secolari in Val Sangone, a Trana, a trenta chilometri da Torino, il villaggio in cui abito. A Rocchetta Tanaro, nell’astigiano ho individuato un raro esemplare di cipresso rosso o occidentale o anche cedro rosso (Juniperus virginiana), che svetta accanto ad una chiesetta sconsacrata, con suo bel tronco di 288 cm ed un’altezza prossima ai diciotto metri. A Casalborgone, sul Bric Tourniol, nella cornice del Parco naturale del Bosco del Vaj, nel torinese, ho incontrato uno straordinario esemplare secolare di cerrosughera (Quercus crenata), una quercia sempreverde, col tronco di tre metri di circonferenza; nota localmente come Ro Verda, non è segnalata nell’elenco degli alberi monumentali regionali ma a mio parere per eccesso di discrezione. A Torino invece ho segnalato un albero che era sotto gli occhi di tutti i visitatori, al Parco di Villa Genero, in collina: un cipresso della California (Calocedrus decurrens) che erroneamente veniva considerata una sequoia. Presenta un tronco straordinario di tre metri e quarantacinque centimetri di circonferenza, quasi venti metri di altezza, con alcuni rami che si esibiscono in una sorta di danza aerea a mezzaluna… uno dei tronchi più affascinanti che esistano nel capoluogo piemontese. Si tratta soltanto di alcuni dei possibili “incontri” che mi hanno colpito e non escludo di certo, nella mia ricerca, di imbattermi ancora in qualche altro esemplare sconosciuto ed inatteso.

Parliamo ancora del libro. Qual è lo spirito che anima l’ opera?

Il volume non è una semplice raccolta di botanica, prima di tutto perché non sono un botanico e, quindi, le mie sono conoscenze relativamente superficiali, derivanti da studi personali. Il libro è un taccuino dei miei viaggi, dove ho raccolto le mie impressioni e gli appunti per trovare e scoprire queste creature. Annotazioni in cui parlo di me, della ricerca delle mie origini, delle ragioni per le quali ho intrapreso questo viaggio, della mia passione per la letteratura. Un percorso che, comunque, mi ha permesso di consolidare il mio rapporto con la natura. La mia speranza è che il volume e l’esposizione fotografica che lo completano suscitino nel lettore la voglia di spostarsi e di viaggiare non solo per visitare i capolavori d’arte, ma anche per godere la bellezza della natura e degli alberi. Un turismo delle radici, radicale, che è ancora più fantastico se si pensa all’”immobilità” ed al contempo alla ricchezza del mondo vegetale, diffuso su tutto il pianeta.

Qual è la tua personale classifica degli alberi che i nostri lettori dovrebbero assolutamente incontrare?

Restando in Italia direi sicuramente l’Olivastro di Luras in Sardegna, il Ficus macrophylla dell’Orto Botanico di Palermo in Sicilia, i tre larici bimillenari della Valle d’Ultimo in Trentino e il platano dei cento bersaglieri a Caprino Veronese (Veneto). In ultimo, come non nominare il famosissimo Castagno dei Cento Cavalli nel parco dell’Etna e il tasso di Cavandone a Verbania, un albero quest’ultimo straordinario, al quale sono particolarmente legato: è completamente ri-torto su se stesso! Per poter visitare, invece, l’albero più alto del mondo bisogna recarsi in  Australia dove c’è un eucalipto alto circa centodieci metri. Gli esemplari appena citati sono tutti alberi di rara bellezza e interesse non solo naturale, ma anche artistico, che vanno difesi e protetti. Si tratta ovviamente di una classifica del tutto personale. Sarebbe bello, però, se ciascuno potesse stilare la propria “classifica” in base alle esperienze e sensazioni personali.

Quale albero è raffigurato in copertina?

L’albero in copertina è un bagolaro (Celtis australis) che si trova nel parco dell’Archivio storico dell’Olivetti, a Ivrea. L’ho fotografato secondo i miei canoni estetici senza cercare alcun effetto straordinario, ma, al contrario, rendendo il contrasto vuoto-pieno. E’ uno dei miei alberi preferiti al quale ho dedicato anche una poesia:

Ci sono alberi a cui piace prendersi tutta
l’aria possibile, mangiano punti di vista,
mangiano tagli, mangiano luce, si espongono
liquidamente là dove nessun uccello ha mai
segmentato il tempo,
                             vincono la storia
degli uomini, ignorano le loro guerre,
gli spargimenti di sangue, cantano nel vento.

La poesia sarà riprodotta su un camminamento in ceramica di circa due metri di altezza, realizzato dall’artista canavesana Sandra Baruzzi, che l’Archivio ospiterà nel suo parco come opera permanete.

In diverse interviste hai affermato di “esserti svegliato albero”. Cosa volevi dire esattamente?

Come detto poco fa, il libro descrive in buona misura un mio percorso personale. Sono un cercatore di alberi, non faccio un lavoro “comune”, la passione per queste creature mi ha portato lontano e la loro bellezza, la loro imponenza, sono dentro di me. “Reclamo che il mio peso venga valutato in radici” è la poesia che sintetizza questo mio rapporto, questo mio “scambio”. Capisco che l’affermazione possa sembrare strana, ma il mio è un lavoro di ricerca letteraria e filosofica che punta alla vera comprensione del valore degli alberi, di questi esseri viventi superiori. Le foreste e gli alberi sono patrimonio dell’umanità e sono contento che in questi ultimi anni l’Italia e l’Europa abbiano promosso politiche per la tutela e conservazione di questa ricchezza. Prepariamoci dunque, a celebrare il 2011, l’Anno Internazionale delle Foreste, con tutti i nostri sensi, poiché come disse Carlos Williams (e ricorda Tiziano Fratus): “Nessuna idea esiste, se non nelle cose”.

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