I più antichi larici d’Italia

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DALLE ALPI MARITTIME AL CUORE DEL TRENTINO

Il larice europeo (Larix decidua Miller) ha trovato lungo i pendii delle Alpi il luogo migliore per potersi esprimere. Ce ne sarebbe da scrivere molto, del suo utilizzo fra gli uomini duri che nei secoli hanno abitato la montagna. Rigoni Stern gli ha dedicato uno dei passi più commossi nel suo Arboreto salvatico: «Ma i larici che personalmente ammiro e fors’anche venero, sono quelli che nascono e vivono sulle scaffe delle rocce che portano il tempo: sono lì nei secoli a sfidare i fulmini e le bufere, sono contorti e con profonde cicatrici prodotte dalla caduta de3lle pietre, i rami spezzati, ma sempre, a ogni primavera quando il merlo dal collare ritorna a nidificare tra i mughi, si rivestono di luce verde e i loro fiori risvegliano gli amori degli urogalli. E all’autunno, quando la montagna ritorna silenziosa, illuminano d’oro le pareti».

I più vecchi e noti sono quelli che abitano la frazione di Santa Gertrude a Ultimo, nel cuore del Trentino Alto Adige, tre giganti che nel 1930 hanno perso un quarto fratello a causa di una tempesta. E’ stato così possibile contare i cerchi del tronco spezzato, 2200, attribuendo l’età che oggi viene considerata da tutti gli esperti e gli amatori come l’età certa dei tre susperstiti: 2300 anni. Il maggiore è alto 34 metri e presenta un tronco che supera gli otto metri e mezzo di circonferenza a petto d’uomo; gli altri due 700 e 710 cm. Probabilmente esiste qualche secolo di differenza fra i tre. Competono, per età, agli alberi più vecchi d’Italia che ad oggi sono il Castagno dei Cento Cavalli in Sicilia e l’olivastro di Luras in Sardegna, con età (stimate) ben superiori.

La Compagnia dei Cammini organizza per il 7 ottobre prossimo una visita guidata, chi parteciperà sarà accompagnato da una guida d’eccezione, Davide Sapienza (>> vai qui per prenotare).

Altri giganti da visitare sono certamente i larici del Piemonte, da quelli della Serva di Chambons in Val Chisone, di fronte al forte di Fenestrelle visitati ai suoi tempi da Edmondo De Amicis, al grande larice di Pietraporzio, nel vallone del Piz, un albero che some descriveva Rigoni Stern è cresciuto appoggiandosi ad un masso. L’albero è grandioso, la sua posizione lo rende ancora più spettacolare, superstiste di un esercito che secoli fa popolava anche questo territorio oggi disboscato. 1200 metri di altitudine, ventitré metri di altezza, 660 cm di circonferenza. L’albero ha subito il castigo del Zeus, alcune ferite da fulmine sono presenti sul tronco. E’ affissa al tronco una pietra vincolata da “chiodi della croce di Cristo”, oggi arrugginiti, dal 1936 dal battaglione alpino Dronero; è scritto “I loma fait polissia” (trad. “Abbiamo fatto pulizia”). La storia recita che il battaglione si fermò qui sotto per alcuni giorni, l’albero manteneva un disordine di rami e fronde spezzate accumulato nel corso dei secoli, e fu fatta “polissia”. Il tronco si diparte in tre branche, una doppia nella parte inferiore, poi una grande branca laterale sui quattro-cinque metri di altezza che svetta fino alla cima.

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Fra i larici alpini da segnalare e soprattutto da visitare si annoverano:

– lou merze gros, il larice di Pietraporzio (CN), età stimata 650 anni, il più spettacolare del Nord-Ovest;

– i larici della Serva di Chambons (TO), dai trecento ai seicento anni di età;

– i larici del bosco dell’Allevé (TO), plurisecolari, fra i 2000 ed i 2300 metri;

– la Larse di Grignes Rosses, il millenario di Morgex (AO), in Valle d’Aosta, a quota 1910 metri s.l.m.;

– le Brenve d’Arollaz, una cinquantina di monumentali con età superiore ai 500 anni e circonferenza dei tronchi che sfiorano i cinque metri e mezzo, località Arollaz, comune di Valgrisenche (AO);

– il larice di Obergesteln in Svizzera con i suoi 1500 anni;

– il larice dell’Alpe Lago, Albaredo per San Marco (SO);

– la scalinata dei larici monumentali in Val di Rabbi, Parco dello Stelvio, 23 monumenti a quota 2000 metri, dai 300 ai 500 anni;

– i tre larici della Val d’Ultimo in Trentino con i loro 2300 anni.

Di alcuni di questi giganti ho parlato in varie pubblicazioni e articoli apparsi su questo sito e sul quotidiano La Stampa. In particolare ricordo il volume Terre di Grandi Alberi dedicato alle regioni e ai grandi alberi del Nord-Ovest. E’ in preparazione un nuovo libro dedicato proprio agli alberi monumentali dei territori alpini e montuosi.

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