Alberi di Villa Widemann

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Un parco pubblico a San Germano Chisone

Risalendo la Val Chisone si arriva all’abitato del comune di San Germano Chisone, un paese dotato di un numero stupefacente di frazioni. Un caro amico mi segnala un posto da vedere, devo scovare il parco comunale, le indicazioni sono chiarissime, seguo per Municipio e lo trovo immediatamente. Il parco comunale di Villa Widemann sorge intorno a questa villa a due piani che fu di proprietà di Vittorio Widemann, direttore di un cotonificio attivo in queste valli fino alla seconda metà degli anni Settanta; la proprietà venne acquisita dal comune nel 1979.

Il cercatore di alberi viene salutato dall’alto deodara che presidia l’ingresso, a sinistra del cancello, e poi faggi, agrifogli, abeti, betulle, tassi, magnolie. Svoltando a destra si costeggia il prato centrale e si incontrano alcuni esemplari davvero interessanti: una Magnolia stellata, che non credo di aver mai visto in precedenza, che appare come una ceppaia composta di sette piante, la corteccia bronzea e lucida, un Fagus sylvatica pendula, che vedo troneggiare da lontano, a lato del prato, alto almeno sedici metri.

La mia attenzione viene però rapita da un faggio comune con un bellissimo tronco che la pioggia e il gelo hanno reso scurissimo, profondamente terrestre, e lucido, come accade alla corteccia di questa specie quando è sottoposta a giornate di maltempo. Cinque corpose branche sono cresciute circondando quella centrale, maestra, e poi si sono moltiplicate. Le radici sono affioranti per un metro intorno alla presa dell’albero a terra. Misuro il tronco: quattro metri di circonferenza. Proseguendo incontro un boschetto di Cipressi di Lawson, un altro faggio ma questa volta a foglie di felce, asplenifolia, costituito da tre branche centrali ed una laterale più giovane; accanto sorge un calocedro o delocecro o libocedro (Calocedrus decurrens) che presenta un tronco principale che a due metri e mezzo di altezza si divarica, e a terra ha emesso una seconda parte dell’albero, se così si può dire, una nuova nascita, con un tronco centrale reciso, un gomito laterale e un’altra diramazione a nord. Come se l’albero si fosse replicato per ben due volte. In fondo si gira a sinistra, accanto una selva di bambù. Una betulla, abeti, un altro faggio, un filare di giovani tigli, ed ecco il faggio pendula che avevo visto in lontananza.

Cautamente, affondando i piedi nella neve che la pioggia sta rendendo poltiglia, penetro sotto l’ampia chioma ramosa, svestita, che mi pare più alta di quanto avevo pensato, probabilmente fino a diciotto metri; ampie radici affioranti, fino a due metri di distanza dal tronco. Una radice è scorticata. A un metro e ottanta di altezza il tronco si diparte in due branche che poi si ricongiungono e si ri-separano in quattro. La ramificazione pendula arriva fino a un metro da terra, anche meno. Resto a osservarlo, fermo, nonostante il freddo inizi a farsi pungente. Il tronco è di 247 cm di circonferenza.

Malvolentieri riprendo il mio giro, e incontro un cedro deodara, un cedro atlantica con un tronco di 385 cm di circonferenza, e poi cipressi, tigli, una casetta in legno accanto ad un laghetto artificiale che svolge la funzione di attrezzeria. Abeti e un altro faggio pendula, dalla parte opposta del laghetto, accanto al quale domina un bel cedro deodara, circondato alla base da un siepe sempreverde alta due metri. Noto un varco nella siepe, che mi sembra costituita di magnolie, con la tipica foglia lunga coriacea. Consiglio anche a voi di fare lo stesso – ma non ditelo: vi troverete improvvisamente in uno spazio concreto di misure sproporzionate, come se vi foste rimpiccioliti di colpo: la penombra e la luce che arrivano dall’alto vi mostra il mastodontico tronco del cedro, superiore ai quattro metri e mezzo di diametro, con tanto di nuova crescita che parte a terra. L’albero supera i venti metri di altezza. Usciti nel mondo delle proporzioni abituali potete soffermarvi ai piedi del secondo faggio pendula del parco, leggermente inferiore al precedente ma comunque di interessanti dimensioni.

Prima di uscire mi accorgo che l’albero più alto sta proprio all’ingresso, si tratta del Cedrus deodara che tocca, e probabilmente supera, i trenta metri.

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