Alcune radici per un ritratto in versi

.

UN POETA IN ASCOLTO DELLA NATURA

Già da bambino Tiziano Fratus amava circondarsi di silenzio e aggirarsi nel paesaggio della pianura bergamasca. Il fiume, la campagna, i campi arati, i filari di pioppo, le rogge, le nebbie, le estati brucianti, i voli delle rondini. Più che la compagnia dei suoi coetanei il giovane uomo cercava l’incanto – talvolta armonioso e melodioso, talvolta terribile e spietato – dei moti della natura, quantomeno la natura che resiste all’interno di un mondo fortemente antropizzato. Poi sono arrivate le colline del Monferrato, i vigneti disegnati a pastello, i vecchi borghi annidati intorno a castelli spesso diroccanti. Gli scorpioni neri fra le pietre dei muri a secco. I castagneti abbandonati e le lunghe passeggiate autunnali col padre. L’età adulta ha amplificato questa ricerca e questi ascolti, portando Fratus ad esplorare le vaste foreste della California, là dove è sbocciato il concetto di Homo Radix, nonché le selve e le riserve alpine, e tutto quel sonoro silenzio cantato delle geometrie boschive e dendrografiche/dendrosofiche che è andato a perlustrare e che sono diventate talora poesie, talora articoli e viaggi, talora storie.

Ecco alcune “poesie-radice” che vanno a comporre un minimo ritratto – o autoritratto – in versi di Tiziano Fratus, abbracciando poesie che sono diventate un manifesto del suo sentire, quali Autoritratto di paesaggio con gelso, Invernare, Avvertenza ai naturalisti, Utamaro ai piedi del Monviso, L’ultima foresta o Bosco itinerante, nonchè la poesia terminale del suo percorso, l’ultima poesia, Il sangue verde. Buona lettura.

>>> Autoritratto di paesaggio con gelso
>>> L’ultima foresta
>>> Invernare
>>> Parsimonia
>>> Bosco itinerante
>>> La Bibbia del selvatico
>>> Avvertenza ai naturalisti
>>> La casa
>>> Orchestra dei semi
>>> Utamaro ai piedi del Monviso
.

.